mercoledì 19 gennaio 2011

Enzo Maneglia


Enzo Maneglia è originario di Zonguldak nella lontana Turchia ma vive ormai da molti anni  a Rimini.
E' da sempre un disegnatore. Pubblicò le prime vignette sul giornale cagliaritano Pepe e sale, poi, dal 1956, sul Travaso di Guasta di cui ben presto diventerà collabo­ratore fisso per "meriti speciali": Mane­glia aveva infatti ideato la "plastivignetta", una composizione plastica, scenogra­fica, ambientata, in cui cercava di unire il reale all'artificiale. Gli valse la medaglia d'oro alle Olim­piadi dell'Umorismo di Parma, nel 1960.
Ormai affermato, Maneglia vi­de pubblicate le sue vignette anche su periodici come Calandrino, Ber­toldo, Candido (il settimanale umoristico fondato nel 1945 da Giovanni Guareschi), e su numerosi quotidiani. Uno di questi, "L'avvenire d'Italia", pubblicò vi­gnette e caricature di personaggi della politica e del mondo dello spettacolo. 
Numerose e di successo le sue mostre personali  (ricordiamo quelle di Tolentino e Pescara) e le partecipazioni a vari concorsi  (Lanciano, An­cona, Pescara). 


Oltre che come disegnatore diventa celebre per le sue riproduzioni in polistirolo. Cosi' ne parla  Luigi Morgione:
"....il suo spirito estroso di­venta efficace e corrosivo nell'uso che fa del polistirolo per riprodurre i personaggi più importanti del nostro tempo
Si tratta di una serie di busti che costituiscono una straordinaria galleria di passioni e di vanità. Qui la disposizione umoristica di Maneglia resta ugualmente estranea ad ogni cattiveria, ma la sua capacità di co­gliere i momenti più individuanti dei nostri miti quotidiani è di una sotti­gliezza impareggiabile. Il materiale fragile e duttile sembra ancora in mo­vimento, e i tagli e gli scarti comuni­cano vitalità ai minimi spazi. 

Andreotti plasmato nel polistirolo da Enzo Maneglia
Cosic­ché alla fine ti accorgi che Maneglia è riuscito a rubare ai modelli la loro ve­rità e a perfezionarla, ingigantendola senza deformarla: un gioco di mobili­tà e di ombre che prolunga la vita dei personaggi in una sfera d'arte nella quale non c'è posto più per le mistifi­cazioni e l'uomo è solo con la sua umanità, ridicola o meschina ma sempre vicina alle sue normalità. Si vedano i busti di La Malfa e di Carter in particolare: la se­rietà un po' altezzosa del primo, l'aria disorientata e stupita da improvvisatore dell'altro restano evi­denti all'occhio ma non hanno ne freddezza ne fissità, intenti come so­no essi a continuare un discorso a una platea che li ha già giudicati."

Nella serie dei polistiroli è celebre il busto di Federico Fellini che fu donato direttamente al Maestro al Gran Hotel di Rimini il 25 settembre 1983 in occasione della presentazione del film “E la nave va” e che  attualmente è conservato  presso il Museo Fellini di Rimini.
Il Fellini in polistirolo di Enzo Maneglia
Altro busto celebre è quello dedicato al presidente Mao Tse-tung (1893-1976) visto all’apice del suo “culto della personalità”. Noto in Cina come il “Quattro volte grande”: “Grande Maestro, Grande Capo, Grande Comandante Supremo, Grande Timoniere”, fu riprodotto in polistirolo da Maneglia ed esposto per la prima volta alla Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino nel 1979.

Il Mao Tse-tung in polistirolo
Nel 2011 dona il busto di Enzo Bearzot al piccolomuseo di Fighille. Nelle pagine seguenti potete trovare ulteriori informazioni: 1 / 2 /3 / 4
Altre informazioni possono essere trovate qui e qui.

Di Enzo Maneglia parla Franco Ruinetti nella nota di presentazione dell'opera riprodotta qui sotto:  

"Quelli di Maneglia sono paesaggi della mente, ma i protagonisti non sono lontani, perché abitano i nostri giorni, la strada, le piazze. 
Si assiste al gioco di un uomo, col carretto e i suoi scatoloni, che non lacera e pressa, al contrario li rispetta come qualcosa di estremamente importante. 
Hanno spesso un equilibrio incerto, il fiato sospeso su un incantesimo che potrebbe anche rompersi. 
Siamo sulle scene di un disegnatore sottile, dal linguaggio scaltrito, che sa condurre l'interesse all'analisi del dettaglio, che distilla l'illusione al microscopio, che subito induce al sorriso, non fine a se stesso, perché può trasformarsi in piega storta, bocca gualcita. 
E' l'umorista che fa lo sgambetto, così ognuno intrampola sui propri scatoloni e resta sorpreso perché pensava di evadere in una vacanza dell'impegno, invece si trova impigliato in questi cartoni che non si possono più buttar via perché ci siamo maledettamente dentro".


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Altre informazioni sull'autore qui.
 
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