domenica 24 marzo 2019

venerdì 22 marzo 2019

i 115 volti del Piccolomuseo di Fighille


I 115 volti del piccolomuseo di Fighille:
a questo link la loro storia e le opere in collezione

giovedì 21 marzo 2019

I quadri parlano.. (di Franco Ruinetti)

Ruinetti al piccolomuseo di Fighille....visto da Man


Il PiccoloMuseo è un punto di riferimento dell'arte militante perché raccoglie il fior fiore degli autori nazionali che si sfidano nei concorsi. “Piccolo” non è più. Sarebbe l'ora di ribattezzarlo col nome di “Museo del Pozzo”. Un pizzico di bizzarria non guasta nel campo dell'arte.

Io, questa istituzione, l'ho vissuta e la vivo quando la ripenso. 
Mi intrattengo con i quadri esposti, con i ricordi, con le foto dei cataloghi. Rivedo gli amici Bardeggia e Rinaldini, passati altrove, che continuano a destare emozioni con i colori ora altisonanti, ora velati, ora sotterranei. L'uno stimava l'altro, ma non poteva inchinarsi, erano ambedue primi, con linguaggi, stili diversi. L'arte e certi artisti vincono contro il tempo, non ne rispettano i confini.

Vedo quel quadro di Lima Amissao, persona mite, dal sorriso acceso di luce. Rappresenta uno scorcio realistico disperso in un ultimo giorno dell'anno triste e piovoso. Mi parla a larghe note della nostalgia, che batte dentro, per la sua Africa assolata, giovane, amara.

Vado avanti, senza seguire alcun ordine né alfabetico, né di merito, a braccio, con immeritate dimenticanze.



Incontro un dipinto di Nannucci, anche questo liberamente figurativo. Racconta la fine dell'estate. Lo sento, ci sono dentro. M'illudo che la bella stagione tardi a tramontare, ma le rondini sono partite per un'altra primavera. E io sarei andato con loro. Non importa dove.

Belli quei ciliegi biancovestiti di Mario Massolo, che non per niente ha vinto ripetutamente il primo premio al concorso di Fighille. Cadono copiosi, a pioggia, i loro fiori accarezzati dalla brezza, sull'erba dolcemente per non far rumore. Belli nel raccoglimento intatto trascorso da una preghiera recitata con la mente.

Nel museo, che sarebbe più appropriato dire pinacoteca, la maggior parte dei quadri si può inserire nell'ambito del genere 'figurativo', che non è speculare, ma personalizzato dalla singolare impronta di ciascun artista. Un olio su tela di Sangalli, suggestivo, propone alcune case di Fighille e sullo sfondo il monte, immersi in una atmosfera e distesi su scivolate azzurre stemperate nel celeste. Questo lavoro mi rammenta l'episodio di Cecco Beppe quando chiese ad un artista perché aveva fatto il prato azzurro e quello spiegò che lo vedeva così. L'imperatore rispose che allora non doveva fare il pittore. Ma non aveva ragione, come non l'aveva chi, molto dopo, parlò di arte degenerata.

A volte capita che mi balzi in mente insistente quel rosso ora intenso come brace accesa, ora commisto ad una nuvola rada, scandito nel quadro in riquadri, di Jeanne Dettori, dal titolo “Mirage 9”. Non ha parole, è un cosiddetto astratto, rappresenta, per me, un ordito musicale. C'è il tamburo dal suono denso, cupo, che ha risonanze nel petto, mentre di sopra volano a distesa le note del clarinetto. C'è sangue e vita.



Mi si presentano le donne. Ovviamente quelle attaccate ai muri, dei dipinti. Sono sovente protagoniste. La vista indugia sul disegno di un nudo sfacciato, ma vestito di venustà e di indifferenza. E' di Gianni Mastrantoni. Il titolo non ce l'ha perché non ha importanza.

Eccole, quelle di Gianni Gueggia, sono la quintessenza dell'eleganza formale culminante sulle dita semiaperte, articolate delle mani, sui menti aguzzi, sulle piccole bocche. Sono Veneri celesti intoccabili e irraggiungibili.

Mentre le donne di Gianni Gueggia si avvertono concrete, sembra di averle incontrate da qualche parte. Risultano interpretate da un talento che non si sofferma sui dettagli. Mani grandi, teste tonde. I colori sono di uno spartito vigoroso. Le bocche appaiono chiuse eppure ti chiamano e sorridono, chiedono amicizia. Strane figure. Si vorrebbe conoscerle meglio.

Singolari le vele di Luciano Filippi. Salgono oltre la tela, lassù in alto, trasparenti sospiri del colore. Sono la poesia del mare e del cielo. Mentre il sole non tramonta sui paesaggi di Secondo Vannini, che cantano “Romagna mia” a piena voce.

I quadri parlano a tutti, in tutte le lingue, ad alcuni di più, ad altri meno. Importante è saper vedere, che, come asseriva De Goncourt, è il lavoro più lungo.



Mi passa davanti un lavoro di Giovanni Cagili. Lo fermo per una pur breve conversazione. L'ispirazione nasce dal paese di Anghiari, alto sulla collina e nella mente. Sembra volermi dire che la verità oggettiva è più bella quando si arricchisce con gli apporti della fantasia.

L'avvento della fotografia mandò in crisi la pittura, ma fu un bene, da allora molti artisti del pennello si sono allontanati più o meno dai modelli o soggetti. A metà strada tra la rappresentazione classica e la piena libertà inventiva c'è anche Franco Cartia con “Le grandi finestre sul lago”.  Sullo sfondo si affermano decisi i profili di alcune costruzioni, mentre sulla ribalta del primo piano insistono motivi multiformi illeggibili. L'armonia cromatica unisce saldamente il tutto. Ma cosa mi racconta questo lavoro? Mi suggerisce che è bello vivere, è bello il mondo anche se, in gran parte, siamo immersi nell'inconoscibile.

E c'è Enzo Maneglia con i suoi “scatoloni”, le vignette, le caricature, che ha sempre pronto lo scatto dell'umorista di razza. Devo dire poco di lui perché temo, come i suoi politici, cardinali e altri personaggi-pupazzi, d'essere preso per il naso e finire in un cassonetto per venire smaltito.

                                                            

Franco Ruinetti

mercoledì 20 marzo 2019

Visti al museo (173) - D'Ambrosi

  

Fra i protagonisti dell'importante mostra collettiva "ARTeSPORT" che si svolgerà a Castel d'Ario (Mantova) presso la Casa Museo Sartori (dal 17 marzo al 14 aprile 2019) si segnala la presenza dell'artista Diego D'Ambrosi presente nella collezione pubblica del Piccolomuseo di Fighille.  


Le sessantasei opere d’arte, raccolte in questa significativa rassegna dedicata allo “Sport”, sono state realizzate a partire dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso fino ai nostri giorni, dagli artisti italiani: Baglieri Gino, Baldassin Cesare, Bedeschi Nevio, Benghi Claudio, Bianco Lino, Bongini Alberto, Businelli Giancarlo, Calabrò Vico, Campanella Antonia, Capraro Sabina, Castagna Angelo, Castellani Claudio, Cocchi Pierluigi, Colacitti Pasqualino, Costa Piero, D’Ambrosi Diego, Davanzo Walter, Della Valle Marcello, De Micheli Gioxe, Denti Giuseppe, Desiderati Luigi, Dugo Franco, Faccioli Giovanni, Ferraris Giancarlo, Fonsati Rodolfo, Frisinghelli Maurizio, Galbusera Renato, Garuti Giordano, Gravina Aurelio, Guala Imer, Lo Presti Giovanni, Luchini Riccardo, Macaluso Elisa, Mafino Beniamino, Martino Maurizio, Masserini Patrizia, Merik Milanese Eugenio Enrico, Miano Antonio, Molinari Mauro, Morra Rosario, Musi Roberta, Mutto Alessandro, Nastasio Alessandro, Nigiani Impero, Orlandini Fabrizio, Paggiaro Vilfrido, Pauletto Mario, Pieroni Mariano, Piovosi Oscar, Pirondini Antea, Previtali Carlo, Prinetti Silvana, Romani Maurizio, Romilio Nicola, Rossato Kiara, Sauvage Max, Scano Giorgio, Scotto Aniello, Settembrini Marisa, Setti Maurizio, Togo, Valentinuzzi Diego, Vasconi Franco, Venditti Alberto, Zangrandi Domenico, Zoli Carlo.

martedì 19 marzo 2019

Primo amore (by Franco Ruinetti)

 




PRIMO AMORE

Il mondo corre veloce e gli anni hanno sempre più fretta. Io no. Allora mi siedo, affondo in una vecchia poltrona in un angolo della casa che mi pare dimenticato, nella penombra, per fermare il volgere del tempo padrone della vita e non della morte. Vorrei sgombrare la mente, fare pulizia, ma è impresa ardua, faccio lunghi respiri, chiudo gli occhi, resto fermo, vorrei diventare insensibile, come un mobile in soffitta. Ben presto m'arrivano pensieri e idee da ogni latitudine. Mi vedo sotto le coperte, quando aspettavo la befana, poi precipito a quando busserò alla porta dell'infinito, che si aprirà da sola, senza le cellule fotoelettriche. Le immagini arrivano a galla, si fanno largo a gomitate, sfollano, tornano di nuovo. Quella della Rosanna si afferma, mentre le altre sfumano. Mi ritrovo al tempo della scuola media, addirittura a quando frequentavo la prima classe. La ragazza aveva le labbra rosse, come un bel fiore e gli occhi neri, ma quelli allora non mi dicevano niente. Spesso, alla fine delle lezioni, la accompagnavo a casa e, al suo fianco, mi sentivo più grande. Si parlava delle interrogazioni e dei compiti. Ero contento come quando la mia mamma faceva le patate fritte e mi fregavo le mani. Però era un'altra cosa: molto meglio. Allora non mi rendevo conto, spuntava l'alba di una favola, di un giorno che non avrei vissuto. Era un lunedì. Nel pomeriggio della domenica appena trascorsa avevo visto al cinema il lungo bacio del protagonista alla sua amata. La scena mi aveva colpito: quello ero io. Così, accompagnandola, le dissi:
“Ti devo dare una cosa.”
“Che cosa?”
Superato il portone di casa, che era un grande palazzo, raccolsi tutto il coraggio e:
“Voglio darti un bacio.”
Mi guardò con quelle pupille nero china:
“Perché?”
“Ti amo, lo so da ieri.”

Glielo detti, le dissi 'Grazie', poi scappai. Fu un'esecuzione disordinata, quel bacio non poteva essere professionale e, come la prima sigaretta, non mi piacque. In seguito avevo voglia di rivederla, ma mi mancava l'ardire perché ero fuggito senza dirle niente, avevo fatto una figura meschina. Poi gli anni passarono in fretta, travolti dal lavoro e dagli altri impegni, in primis quello familiare. Talvolta la ricordavo, mi veniva la voglia di sapere come il tempo si fosse comportato con lei, che certamente non avrà dimenticato quel bacio, primizia incosciente e acerba. Quando mi sistemo più comodo nella poltrona, riemergo al presente e i quadri sulla parete di fronte mi parlano di amici cari, perduti: Leporesi, Rinaldini, Bardeggia, che continueranno a dipingere anche lassù, con i colori dell'arcobaleno. Sono di nuovo errabondo, veloce come i lampi, mi ritrovo qua e là, nelle lontananze estreme. Vado e vengo. Saltano all'attenzione avvenimenti che non vorrei rivedere. Erano dettati dalle lusinghe del demonio. Schivo tali motivi infelici. Il fluire della coscienza porta folate di foglie secche, Joyce mi ronza nelle orecchie, fa sgambetti alla sintassi e alla logica. Ecco: mi riappare il manifesto funebre con la sua fotografia. Le labbra non sono più quelle di allora, ma rimango colpito dagli occhi che ora mi guardano dentro. Quel bacio incerto è ancora in boccio: amore dolce limpido silente. E mi sono fatto la convinzione, se è vero che nulla va perduto, che lei è là ad aspettarmi dietro la porta del mondo nuovo, dove finisce la materia e il tempo non corre più. Le sue membra sono solo luce, con i lampi delle pupille. Mi viene incontro mentre porge la mano per accompagnarmi. Chissà dove.

Franco Ruinetti

domenica 17 marzo 2019

sabato 16 marzo 2019

Segnalazione d'arte (250) - Arezzo



 

Dal 15 al 31 marzo 2019 si svolgerà, nel piano terreno e nel piano nobile del Circolo Artistico di Corso Italia 108, ad Arezzo, “1959-2019. Omaggio al Premio Arezzo”, mostra e concorso a cura del critico d’arte Danilo Sensi. L’inaugurazione si terrà venerdì 15 marzo alle ore 18. Nel marzo 1959 si svolse in città la prima edizione del Premio Arezzo di pittura. In occasione dei 60 anni, il Circolo Artistico di Arezzo intende riproporre una edizione straordinaria del Premio. Un omaggio alla città, agli artisti, alla cultura, per non dimenticare il motore che ha introdotto Arezzo nella contemporaneità, nonché la scintilla che ha dato vita alla Galleria Comunale d'Arte Contemporanea. Il Circolo Artistico, luogo centrale per la città che da sempre ha accolto mostre, ha ospitato importanti retrospettive di autori del Novecento e possiede una importante collezione con opere di molti artisti che hanno partecipato al Premio Arezzo, diverrà il luogo della manifestazione, suddivisa in tre parti. 
La prima sezione prende in esame il concorso indetto per la ricorrenza, al quale hanno aderito autori di qualsiasi nazionalità. Il Premio intende abbracciare tutte le tecniche, gli stili e le tematiche. Per avere un ampio raggio di rappresentazione artistica sono quindi accettate opere pittoriche, scultoree, installazioni, video performance, murales e street art. Domenica 31 marzo, giorno di chiusura, verrà decretato il vincitore, ovvero colui che avrà ricevuto più voti dal pubblico che per il periodo del concorso visiterà il Circolo Artistico. 
La seconda sezione contempla l’esposizione di materiali storici inerenti il Premio Arezzo e la mostra di opere di Conti, Tenti, Venturi, Purificato, Onali, Maccari e altri, ovvero alcuni dei grandi nomi che hanno segnato le edizioni dello storico concorso. La terza sezione, infine, vuole ricordare, con una mostra collaterale, un artista scomparso nel 2018: Enio Lisi. 
 Nato nel 1939, Egli fu uno dei più prolifici e interessanti autori aretini, collaboratore di Dario Tenti alla Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, insegnante, energico pittore e abilissimo scultore, ceramista, designer, creativo. Deceduto lo scorso anno, Lisi fu uno di quei giovani artisti che assorbì le energie scaturite dal Premio Arezzo, realizzando fra gli anni Sessanta e Settanta opere per molti edifici pubblici e privati ad Arezzo. 
 Le sale al piano terreno del Circolo Artistico renderanno quindi omaggio con una retrospettiva all'autore, e, assieme a Lisi, a una intera generazione di artisti, con un allestimento che propone opere e disegni, ma anche progetti, fotografie, scritti, materiale privato presente nel suo archivio. Una collaterale che racconta di una città che, dopo la guerra, si riscopre amante dell'arte, del design e della cultura. 
 “1959-2019. Omaggio al Premio Arezzo” è un’iniziativa patrocinata da Consiglio Regionale della ToscanaProvincia di Arezzo e Comune di Arezzo, resa possibile grazie alla collaborazione di Associazione culturale Bangladesh Arezzo, Associazione culturale Bistr-Out e Associazione culturale L'Artefice, con il sostegno di UnoAErre Industries S.p.A. e Safimet S.p.A.

venerdì 15 marzo 2019

Burri a Città di Castello



Segnaliamo questa importante evento che è in corso di svolgimento presos il Museo Burri a Città di Castello. Ogni anno, a partire dal 2015, ricorrenza che ha segnato le celebrazioni del Centenario della nascita di Alberto Burri, stabilendo un apice della popolarità internazionale del Maestro tifernate, ha preso avvio l'iniziativa del "12 marzo", suo giorno natale, presso gli ambienti del Museo a lui dedicato negli Ex Seccatoi del Tabacco.
Anche quest'anno, con la mostra "Obiettivi su Burri - Fotografie e fotoritratti di Alberto Burri dal 1954 al 1993", la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ha ideato e realizzato a cura di Bruno Corà un evento che non solo ricorda Burri, ma che, per la prima volta, compie una ricognizione esauriente sui maggiori e più assidui professionisti della fotografia che lo hanno ritratto in differenti momenti e circostanze della sua vita. I ritratti, a partire dagli anni Cinquanta, in cui Burri iniziava a consolidare il suo percorso artistico, scrutano e fissano in stampe di grande intensità e valore storico, espressioni, azioni, luoghi, frequentazioni, abitudini e momenti solitari del grande artista per il quale la pittura rappresentò una scelta di vita e un impegno radicale e senza compromessi con l'autenticità della propria vocazione poetica.
In occasione di questa mostra verranno aperti al pubblico altri 2.300 metri quadrati di nuovi ambienti museali opportunamente messi a norma presso gli Ex Seccatoi, nei quali avranno luogo, oltre all'evento in programma, future iniziative rivolte ad approfondire lo studio e la conoscenza dell'opera di Burri e l'influenza da lui esercitata sull'arte contemporanea.


Tra i numerosi fotografi professionisti individuati, sono presenti in mostra opere fotografiche di Aurelio Amendola, Gabriele Basilico, Giorgio Colombo, Vittor Ugo Contino, Plinio De Martiis, Gianfranco Gorgoni, Giuseppe Loy, Ugo Mulas, Josephine Powell, Sanford H. Roth, Michael A. Vaccaro, André Villers, Sandro Visca, Arturo Zavattini e altri.
Nell'occasione sarà edito un catalogo a cura della Fondazione che, oltre a raccogliere le immagini più significative dei fotografi prescelti, ospiterà i saggi e i contributi critici di Bruno Corà, Aldo Iori, Rita Olivieri e Chiara Sarteanesi, nonché agli apparati bibliografici e le schede biografiche dei fotografi, redatti da Greta Boninsegni.
La mostra, che si inaugurerà il 12 marzo 2019, resterà aperta tutta l'estate. Sono previste visite guidate e un ciclo di conferenze sull'opera di alcuni tra i fotografi che hanno operato assiduamente con il Maestro.

L'occasione della mostra a Città di Castello ci consente di ricordare l'amico Luciano Lepri che nell'ormai lontano 2004 espose al Piccolomuseo di Fighille una sua collezione di opere fotografiche fra cui una esclusiva serie raffigurante Burri al lavoro....

opere di Luciano Lepri al Piccolomuseo di Fighille
opere di Luciano Lepri al Piccolomuseo di Fighille
opere di Luciano Lepri al Piccolomuseo di Fighille