martedì 16 luglio 2019

La supplente (by Franco Ruinetti)

 


LA SUPPLENTE 

Era piacevole la scuola (2^ media, sez. B) durante le lezioni della professoressa supplente, la Vèra: giovane, alta, con una gran coda bionda di cavallo. Si era materializzata nella favola della mia più bella età, come Biancaneve, luminosa di ceramica, contornata dai sette nani, che era in salotto, sul piano della vetrina. Quando c'era lei la scolaresca, tutta maschile, era molto attenta. Ci aveva imbambolati tutti.

Ora m'è rotolata davanti alla mente e stavolta non per l'incantevole presenza, ma per il titolo di un tema, che propose come compito in classe: “Parla di te tra 70 anni.” Ci pensai un po' prima di prendere la penna, quindi decisi di identificarmi con 'Nonno Lello' che conoscevo bene. All'epoca lo vedevo stramaturo, mentre adesso, di certo, non mi apparirebbe così vecchio, decadente. Era un tuttofare, amico della mia come di altre famiglie, sempre disponibile a svolgere qualche servizio in cambio di un fiasco di vino o di compensi diversi in natura o in soldi. Misi lui a rappresentarmi dentro il tema e nello specchio della mia immaginazione. Dissi che la mia vita era passata come un viaggio avventuroso, tra le batoste delle malattie e gli sgambetti della fortuna e che, dopo aver superato le Colonne d'Ercole degli 80 anni, veleggiando ancora nell'ampio mare aperto del tempo, mi godevo la pensione, avevo le 'moroiche', ero guarito dalle donne. Ogni tanto cadevo nel vuoto, non sapevo cosa scrivere eppure il personaggio a cui mi ispiravo era loquace. Le sue frasi si svolgevano corrette, con parole scelte e appropriate, ma ora le rammento a brandelli, anche nella prova in classe le scrissi a strappi. A parere mio era mezzo poeta.

Di tanto in tanto mi torna a galla qualche espressione del contenuto di quel lavoro proposto dalla professoressa in fiore, che, per qualche mese mi fece andare bene e volentieri a scuola. Addirittura, a latino, fui il più bravo in assoluto.

Tra settant'anni dico quello che lui, Nonno Lello, pressappoco ha detto. La vita è una ventata, trottola di stagioni. (Mi rassicurai da solo: nessuno poteva accusarmi di plagio, di copiare i pensieri di un'altra persona. E' vero: mi sentivo un po' ladro, ma volevo fare colpo, essere originale). Dico, anzi ripeto, che il tempo è l'assassino universale. Implacabile: ammazza uomini, animali, piante, vede e trova tutti, non gli scappa neanche una pulce. Poi: i vecchi sono piscioni. E io sono vecchio, con la pelle solcata dalle rughe, come crepe della terra che si rattrappisce al solleone. Però, per partire dal mondo è sempre presto. Ho i capelli bianchi di neve come i monti più alti, dove pochi arrivano.

Ora basta, esco fuori dall'elaborato e torno ragazzo, seduto in quel banco di legno accanto ad un compagno timido, segaligno che non lo avresti considerato un soldo e, invece, da grande, diventa importante, un capopopolo.

Pur avendo fatto qualche pausa, ho finito il compito più veloce degli altri, l'ho scritto subito in bella copia, riempiendo interamente le quattro pagine del foglio protocollo.

Un tema di quel tono non lo avevo mai fatto. Per concludere ho pronosticato, stavolta di testa mia, che, anche in un futuro così lontano ricorderò il biondeggiare di una professoressa brava e gentile. Sono stato ruffiano, ma sincero, audace, ma garbato. Prima di consegnare ho avuto qualche esitazione, comunque tutto è filato liscio e l'esito non tardò. Il giorno successivo l'insegnante riportò i temi corretti. Nel mio, in rosso, aveva aggiunto qualche virgola. Inoltre, a margine, scrisse che le donne non sono una malattia. E non mi dette il voto come agli altri, ci scrisse solo “Visto”, per cui reclamai:

Professoressa, non mi ha dato il voto!”

Il voto è: Va bene.”

Ma è più della sufficienza?”

Rispose che era di più e io volai e continuai a volare rotolandomi sulle nuvole per un paio di settimane, fino al ritorno del professore titolare.



Franco Ruinetti
Illustrazioni di Man


lunedì 15 luglio 2019

Gli spilli di maneglia (358)

 

.....estate 2019: proseguono le avventure estive per i cassonettari di Man !

venerdì 12 luglio 2019

Appuntamento al museo per MusicArte 2019 !!!


Appuntamento da non perdere quello di domani 13 luglio 2019 a Fighille ove avrà luogo la prima edizione di MusicArte. L'evento, organizzato e patrocinato dal Comune di Citerna in collaborazione coi volontari e la Pro Loco  Fighille, vuole celebrare la creatività e la fantasia in un connubio tra arte e musica
La festa si svolgerà su tutto il paese: alle 19 aperitivo al Piccolomuseo, dove sarà possibile visitare le opere di arte riciclata di Sergio Massetti Riciclart, insieme alla collezione d'arte che si accinge a tagliare il prestigioso traguardo delle 200 opere in collezione
Sulla straordinaria arte di Sergio Massetti abbiamo avuto piu' volte di soffermarci e ogni volta è un piacere avvicinarsi alle sue nuove composizioni e ai suoi sogni piu' recenti. 

Ecco un breve passo estratto da un piu' ampio testo critico che il prof. Franco Ruinetti ha decicato alle sue opere: "..... L'esistenza, per questo autore, è ricca di incontri, di stimoli. Un reperto, gettato via, ridotto a niente, ormai insignificante, gli appare latore di altri significati. In definitiva è la cosa reietta che dialoga con chi la sa ascoltare. L'artista va oltre. L'opera nasce da un disegno, talvolta solo mentale, che è l'impronta dell'idea, si svolge con saldature, avvitamenti, incollature, incastri. Quindi i risultati avvengono per aggiunzioni di oggetti o porzioni di essi trovati dallo scandaglio dell'intelligenza. Che è la guida e si confronta con i molteplici e multiformi residuati del consumismo.
Certe composizioni hanno qualcosa di calamitante perché incuriosiscono, chiamano anche tramite i loro movimenti cromatici. Ecco, si può assistere ai continui rimbalzi di voci argentine nella chiarezza sfacciata dell'acciaio che subito si perde in elementi ferrosi grigio chiaro, poi scuro, mentre assorbe la luce il rosso vecchio, stanco del corpo di un gallo felicemente individuato nel serbatoio di un motociclo.
Sono sculture piccole o meno piccole di una produzione fertile. Derivano da un talento e una capacità tecnica evoluti. Allorché si guardano si capisce anche che chi le crea, mentre le assembla, prova piacere. Esse hanno e trasmettono la brezza di una componente ludica. Possono risvegliare il Palazzeschi della poesia “...lasciatemi divertire”. Hanno lo scatto dell'arte e il sorriso del gioco.!

 


La serata proseguirà alle 21 in Piazza degli artisti, in cui sfileranno i bambini e ragazzi con abiti realizzati con materiali riciliati, accompagnati dall'intrattenimento di musica e canzoni. 
"Una festa d'estate - dice l'assessore alla cultura Anna Conti - che vuole valorizzare la creatività e la fantasia e intende lanciare un messaggio importante ai nostri ragazzi, il rispetto per l'ambiente e l'amore per l'arte, all'insegna del divertimento, della musica e dell'estate".


martedì 9 luglio 2019

Brancolando... (by Franco Ruinetti)

 



BRANCOLANDO
Saltuariamente indugio a pensare e forse sbaglio perché non concludo niente, spreco il tempo e mi rimane l'amaro in bocca. Mi passano per la mente cose più grandi di me, arrivo ai massimi sistemi, mi misuro anch'io a singolar tenzone con i mulini a vento. Mi pongo certe domande come: che cosa è la vita? chi sono io? da dove vengo? dove vado? cosa sono il tempo e lo spazio? Questi interrogativi, da sempre, agitano i filosofi, specificatamente gli esistenzialisti, ma mi sembra che non ne abbiano mai cavato un ragno da un buco. Menano il can per l'aia, Fanno fare acrobazie ai pensieri. Altro argomento che mi balza a galleggiare sull'attenzione: tutti nasciamo smemorati, non ricordiamo niente del luogo dove eravamo. Eppure non lo dovremmo dimenticare se è vero, come è vero e ne sono convinto, che l'anima è eterna. In verità qualcosa del passato resta: gli istinti. Ecco, siamo fieri della nostra intelligenza e continuamente ci misuriamo in duelli mentali, ma il suo orizzonte breve è invalicabile.

Quando ero adolescente o ancora giovane avevo frequenti apparizioni bionde con sorrisi luminosi e promesse di felicità. Non mi ponevo tanti problemi. Ora non è più così, vorrei sapere cosa c'è accanto a noi, che non lo vediamo e mi sento randagio nella vita. A volte m'illudo di essere tutto, sennò mi riconosco come un fiocco di nuvola nel meriggio estivo destinato a dissolversi nel sole.

Allora, non devo restare a poltrire in poltrona, l'ozio porta confusione nel cervello, invece quando vado alla bocciofila a giocare a tressette non m'accorgo d'essere al mondo.

La filosofia è una materia capace di stregarti e io, da giovane, ne ero posseduto, tanto che ci feci la tesi di laurea, ma poi l'ubriacatura, almeno in parte, mi passò, perché giudicai molti pensatori presuntuosi in quanto pretendono di sapere tutto, troppo, invece certi loro concetti sono buchi nell'acqua. Li avevo considerati come fari nella notte. Poi le loro luci mi si sono annebbiate. Perciò, in un certo senso, mi sento apostata o quasi.

Tuttavia continuo talvolta a filosofeggiare, perché al cervello non si comanda, è lui il direttore d'orchestra. Quegli argomenti, che non hanno soluzione, mi portano lontano a fluttuare nell'indistinguibile dell'infinito. E so che, se esprimessi le mie idee ad un filosofo professionista, ma me ne guardo bene, mi sparerebbe anatemi. Avrebbe ragione, come io ritengo di avere ragione, infatti ho imparato questo speciale sofisma dai politici: la ragione è una prostituta, è di tutti. Col passare del tempo mi sono sempre più avvicinato alla poesia e anche con questa m'accorgo di cavalcare le onde del mare, ma almeno, quando, ad esempio, il Carducci mi dice che la vita “è l'ombra di un sogno fuggente” mi sembra di incontrare parole di velluto, che mi soddisfano, lasciano incantato e mi ritrovo nel mistero senza sapere dove sono.

Continuo a brancolare. Riconosco di essere fuori misura quando mi preoccupo della corsa del mondo nell'universo e temo che esso incontri qualche ostacolo. Invece sono poco interessato agli scontri tra i partiti e al debito pubblico, inoltre ancora ragiono più spesso sull'aldilà piuttosto che sul di qua.

Una sera d'estate passeggiavo con Gigi, un geometra conosciuto di recente, uomo pragmatico.

Dove andremo a finire?”

La domanda gli suonò stonata e mi guardò.

Che intendi dire?”

Gli spiegai grossomodo di essere scantonato nell'escatologia, cioè in un ramo di quella filosofia che voglio ripudiare, ma che è impossibile debellare del tutto.

Rispose risoluto:

Lo so.”

Ah sì, e dove?”

Al cimitero.”

Aveva risposto in modo definitivo ad una domanda che non poteva avere una risposta convincente. Rimasi spiazzato, quindi rinnovai l'inutile proposito di non brancolare tra l'essere e il non essere. L'ideale, pensai, è quello di distendermi fiducioso nella poesia della vita, cioè nella luce che squarcia il buio ed è un regalo, il più grande: ogni giorno un miracolo.




Franco Ruinetti
Illustrazioni di Man


lunedì 8 luglio 2019

Gli spilli di maneglia (357)

 

.....estate 2019: proseguono le avventure estive per i cassonettari di Man !

martedì 2 luglio 2019

Altri compagni... (by Franco Ruinetti)

 




ALTRI COMPAGNI



Steve



'Mi punge vaghezza' è un'espressione fiorita che mi accende tanti scorci nella mente. La pronunciò Steve, un giovane mio coetaneo, una volta e mi sfugge a quale proposito. Steve: grande compagno. La vita lo ha lasciato presto, ma io no. E' spesso con me, quindi non si vede, ma non sono mai solo. Rivivo i nostri incontri, ripeto con lui virtualmente le ragazzate di quando ragazzi, almeno per l'anagrafe, non eravamo più. Rivedo quella volta allorché, per la festa del villaggio, provocò una baruffa. Insisteva per ballare con una biondina, ma il suo fidanzato focoso passò subito alle mani. Solo con l'intervento e la pazienza di un vigile senza la divisa si ristabilì la calma.

Steve era irrequieto, aveva smesso presto di studiare, la scuola, per lui, era una gabbia. Ma non cercò il paese dei balocchi, lavorò sempre: cameriere, pasticciere, infine autista. Percorse col suo autotreno, in largo e in lungo, tutta la penisola. E mi rimbalza nella mente quell'altra volta, quando m'incontrò mentre parlavo con una ragazza il cui nome, a vista, non le apparteneva. Si chiamava con il diminutivo, Assuntina, ma lei era grande e grossa, fuori misura.

Steve si fermò e ci invitò a salire sul suo mezzo.

“Per trasportare me, osservò lei, ci vuole proprio il camion.”

“Sei in cabina, come in una vettura, anzi in un salotto, non ti ho caricata sul cassone.”

Sostammo in un bar di periferia di un paese vicino e l'Assuntina ci rese pesante il caffè per le lamentele sulla sua abbondanza.

Questa ragazza per me era solo o poco più di una conoscente, la vedevo di rado. La ricordo perché, dopo una manciata di anni, anche più, mi colpì con una sorpresa. La riconobbi a fatica sul palco di una festa e figurava tra le reginette. Era diventata un pezzo di figliola incredibile, un bel fiore sbocciato in una primavera triste.

Il mio compagno non c'era già più, ma lo evocai e gli prestai i miei occhi.

Steve: lo sento ancora cantare, lo vedo nel vento delle parole. Le sue ottave rime erano sgangherate, gli endecasillabi si rattrappivano, la metrica tutta franava allo sbando. Così terminava un suo volo pindarico che di tanto in tanto rammento:

“... io ti amai, ti amai, ti amai

e poi piangei, piangei, piangiai.”

Soprattutto quando ondeggio nel silenzio mi vengono incontro anche altre rime e non so se sono tutte farina del suo sacco, ma poco importa: veleggiano nel sorriso.

Dopo che se ne è andato, ho saputo che è vissuto con un nome in prestito e in realtà si chiamava Gerardo. Forse quando è nato a nuova vita l'hanno ribattezzato. Ma fintanto che sarà con me resterà sempre Steve, non gli cambierò le generalità.




Il Poggio di Lino



Quando mi 'punge vaghezza' faccio delle scarpinate e meta delle escursioni è il Poggio di Lino. Non so perché quel rilievo orografico si chiama così, so perché ci vado volentieri. Una volta, per arrivare sopra la gobba della sommità, impiegavo circa un'ora, mentre adesso, col peso corporeo e con gli anni che sono aumentati, ci metto molto di più e ogni tanto mi fermo per riprendere fiato. Ci vado volentieri perché quel posto fu per me una scoperta e talvolta, alla stagione, nelle vicinanze del sottobosco, ho trovato qualche russola, rari porcini e, in un breve prato, le vesce, che sono funghi comuni, ma mi piacciono con le uova al tegamino. Credo che lassù l'altitudine si aggiri sui 600 metri, che rappresentano il limite della collina, ma quando ci arrivo mi sembra di essere sul faro più alto del mondo.

Quando finisce la carrareccia, verso i tre quarti del percorso, c'è una casa colonica abbandonata da tempo. Il tetto del capanno è crollato, il passato e la vita sono sepolti sotto i rovi e le grasse ortiche. Essa mi ricorda una mattina di quando avevo 15 o 16 anni. Mi fermai a parlare con un coetaneo. L'aia era popolata di galline rosse, bianche, nere. E venne la madre dell'improvvisato amico con due uova, uno per lui, uno per me, calde di nido. Ora il vento d'autunno graffia quei muri, irrompe nella stalla e muggisce, le finestre senza imposte sono orbite piene di buio, ogni pietra della facciata è una lapide che ha perso il nome.

Quella casa, che tuttavia ancora resiste, è carica di memoria, come me e la sento compagna, mi fa compagnia, mi piace vederla, cullarmi nella dolcezza della malinconia.

Ma poi riprendo il cammino e dopo un po' vedo un amico grande, che mi saluta. Basta un velo di brezza e fa festa. E' un pioppo che agita le foglie, un gigante alto una trentina di metri, del tipo detto a cipresso. Ha i miei stessi anni, ma non li dimostra, io invece sì, li sento e rappresento.

Poi mi aspetta l'ultimo tratto, il più impegnativo. Una volta il viottolo scosceso era una scorciatoia abbastanza battuta, ma, da molto tempo, non ci passano neanche i cinghiali e, non di rado, fatico ad aprirmi il varco tra i cespugli. Mi piace raggiungere il dosso della collina quando la stretta valle dell'Afra è già affogata nell'ombra del crepuscolo. Sulla cima m'inonda di nuovo il sole che sta calando sui monti opposti della Valtiberina. E' 'l'ora che volge al disio'. Quando la sera è serena, se mi volto indietro, vedo che la luna chiara è nata sopra il convento di Montecasale, mentre il sole s'adagia morente sul grande letto di nuvole rosse di sangue e fuoco con certe trame nere, premonizioni della morte.

Questo spettacolo, a cui ho assistito alcune volte, è sempre nuovo. Da lassù posso volare, più veloce della luce, nel cuore dell'universo.

Ricordo con grande piacere quella volta che, giunto alla meta, vidi due rospi. M'ero appena seduto su una roccia per lasciare sciogliere la fatica quando li notai vicini ai miei piedi. Rimanevano immobili, affiancati, quasi confusi col muschio, quattro occhi sporgenti allineati. Era andata bene che non li avessi calpestati. Li salutai garbatamente, parlai con loro. Li sentivo amici e compagni. Accoppiati in quel modo sembrava si tenessero per mano. Uno era sensibilmente più grosso e seppi poi dall'enciclopedia che quello era quella, la femmina. Non mi degnarono della minima considerazione. Mi sentii un intruso. Erano su quell'altare a celebrare l'agonia del giorno, mentre io sbandavo tra la grande bellezza e la prossima amara vittoria della morte. Pensavo: “Il sole va e viene. Anch'io vorrei navigare nel mare della notte verso una nuova alba.” E pensavo anche che i coniugi rospi romantici non si ponevano domande. Li vedevo completamente perduti nella profonda osmosi con il tramonto.

Il nostro fu un solo breve incontro, ma 'lei e lui' mi sono rimasti amici del pensiero. Talvolta li incontro nei prati della mente per farmi compagnia.
Franco Ruinetti
Illustrazioni di Man


lunedì 1 luglio 2019

Gli spilli di maneglia (356)

 

.....estate 2019: proseguono le avventure estive per i cassonettari di Man !