martedì 7 aprile 2020

Esule per amore (by Franco Ruinetti)

 


ESULE PER AMORE

All'anagrafe era Antonio, ma i più lo conoscevano come Tonino, altri lo chiamavano Nino. Io lo avevo frequentato spesso, era mio coetaneo ed amico.
Correva l'anno '56 e, da qualche settimana, passavo assieme a lui, soprattutto al bar, più tempo del consueto. Mi sentivo euforico per lo scudetto della Fiorentina, che aveva distaccato il 'suo' Milan di 12 punti. A quel tempo non affogavo nei pensieri e mi potevo permettere certi entusiasmi.
"Non ti angosciare perché il Milan si prenderà la rivincita, forse tra vent'anni!"
Volevo sfotterlo, ma lui sfuggiva, le mie frecce non lo colpivano. Pensava ad altro, cioè aveva il petto e la testa assediati dall'amore.
"Mi evita! E' quasi un anno che le ho fatto una mezza dichiarazione, anzi gliel'ho detto apertamente, mi risponde che ci deve pensare, tira per le lunghe, traccheggia, ma io ho capito... è una pena, una gran pena!"
"Allora tu cambia ragazza... l'amore passa!"
Il piagnisteo mi stancava, quindi insistevo:
"Ce ne sono tante di ragazze, deciditi!"
"Lei è il mio sole. il sole è uno solo... è eterno!"
"Non è vero."
Ma Tonino era irremovibile.
"Invece è vero, ma così non posso vivere... vederla e non averla... tanto vale, a te lo dico, ho deciso: me ne vado. Vado il più lontano possibile. Per le pratiche e per il posto di lavoro ci pensa mio zio, che è esperto, viaggia in tutto il mondo... Me ne vado, il dado è tratto."
Non pensavo che se ne andasse davvero, invece non lo vidi più e solo dopo 4 o 5 mesi ricevetti una cartolina laconica da Lakselv, Norvegia: 'Saluti - Antonio'.
Da lì a poco anch'io fui esule, andai a lavorare lontano, ma pur sempre in Italia, come a dire 'al confino'. E, per le ferie estive, tornavo a rivedere gli amici, la valle, i miei monti.
Dopo quattro anni, la mattina di ferragosto, trovai Tonino al solito vecchio bar dove ero andato per fare la colazione e per leggere il giornale. Faticai a riconoscerlo perché s'era fatto crescere dei baffi cespugliosi.

"La sua consumazione è pagata," disse indicando me e rivolgendosi alla barista.
Ci salutammo come due amici che si sono lasciati il giorno prima, senza effusioni, né troppe esclamazioni. Poi sedemmo ad un tavolo e ben presto riprendemmo i nostri discorsi sospesi da così lungo tempo.
"Ti trovo bene, ma anche diverso."
"Ho fatto crescere i baffi, compensano la stempiatura. E adesso ti rispondo: il Milan non ha aspettato vent'anni, ha vinto il campionato subito dopo la Fiorentina, il grande Milan!"
"Ma tu pensi ancora a quella ragazza, sei sempre disperato?"
"Non me ne parlare, giorni fa è stata lei a fermarmi, io non avrei potuto riconoscerla, adesso ha i capelli biondi, in così poco tempo è diventata doppia, s'è imbarcata, m'ha detto: quella risposta che aspettavi ce l'ho per mano, infatti si appoggiava a lei una bella bimba con le treccine. Ora ti dico che la fuga m'ha salvato. Il fiore è subito appassito."
"Mi sembra che tu esageri, comunque il tempo è galantuomo, passa per tutti."
"Non esagero, non ho mai smesso di pensarla, ho sofferto e quando l'ho rivista, l'altro giorno, è stata una delusione fredda come le terre artiche."
"Va bene così, sei guarito."
"Per forza, sono guarito due volte, la prima perché lei non è più la stessa, la seconda perché si è sposata."
"Per te era il sole..."
"Lei era il mio sole, è vero, ma basta, è tramontato. Ora ho capito che il vero sole è un altro, questo bello, alto nel cielo italiano, gratis, che, invece oltre il circolo polare, dove sono andato a finire, è basso. Vedi: lassù, al nord estremo dell'Europa, ci sono varie cose belle, tra l'altro le donne non appartengono ad un altro pianeta..."
"Che vuoi dire?"
"Non c'è bisogno che spieghi, tu mi capisci. Però manca il sole, che è la cosa più importante... ma no, sbaglio, non è esatto dire così. Infatti non manca, c'è e si vede laggiù verso il sud, però appare strano, quasi stordito, per mesi è come in agonia e mi sembra anche sul punto di cadere."


Franco Ruinetti