martedì 18 giugno 2019

Erano gli anni '49-'50 (by Franco Ruinetti) -

 


ERANO GLI ANNI '49 – '50



Sotto quell'aiuola c'è tanta fanciullezza. Passavo da lì, dietro l'antica chiesa, mi sono fermato e d'improvviso m'è apparso il passato. Alla mia età i luoghi parlano spesso, sono pieni di ricordi. E quel largo spiazzo ondulato vestito dall'ombra del vecchio ippocastano, oggi silente, assorto nel primo pomeriggio, allora, qualche passo dopo la guerra, era terra nuda, fiorita di ragazzi, quindici o venti, che alzavano il chiasso all'unisono, come guidati dalla bacchetta di un maestro di musica.

Su quella zona del giardino, una pettata che si appoggia all'interno delle mura medioevali, ci si ritrovava tutti, in ogni stagione, tempo permettendo, subito dopo pranzo, puntuali come al suono della campanella la mattina davanti alla scuola. Si faceva il giro d'Italia con le palline per la maggior parte di terracotta. La pista che si snodava tortuosa come una gran serpe tra valichi e valli era lunga una cinquantina di metri. 

L'aveva fatta un manovale con la zappa e, in certi punti, anche con la calce. Era un uomo che poi spesso assisteva alle gare. Si trattava di una specie di budello profondo al massimo dieci centimetri dove correvano le biglie sospinte dai concorrenti. Il loro motore era il dito indice che scattava sul pollice o viceversa. Bisognava calibrare giustamente la forza del 'pizzico' per non fare sbalzare il 'corridore' fuori dal tracciato, nel qual caso restava indietro. La partecipazione costava due o tre palline a ciascuno, che costituivano il monte premi per i vincitori.

Giovannone era il concorrente più grande, aveva fatto le tre medie in sei anni, si specializzava. Metteva in pista una biglia di acciaio, bella lucente, chissà dove l'aveva presa. Era Coppi, forte passista, ma in salita pesante, meno agile della mia Bartali di coccio. Ogni tanto avvenivano discussioni animate, ma, quando parlava lui, gli altri stavano in silenzio. Era il regolamento in persona. E, spesso, si dilettava a fare la radiocronaca, specialmente quando il suo capitano era in testa: “...un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.” E io ci soffrivo, ma mi prendevo la rivincita sul Tourmalet e sulle Alpi dove con frequenza riuscivo a scollinare per primo e poca importanza aveva il fatto che i Pirenei non fossero in Italia. Quando Coppi tagliava il traguardo davanti a tutti gli altri, gli avversari dicevano: “Ha preso la bomba”, senza sapere cosa fosse. 

Io ci avevo pensato, forse era uno zabaione rinforzato parecchio col vinsanto, che a me piaceva e qualche volta la mia mamma me l'aveva fatto al mattino per darmi un po' di carica. Uno dei più piccoli concorrenti si chiamava Giannino, che perdeva sempre, ma non si preoccupava perché le sue tasche erano gonfie di palline. “Tu sei Malabrocca, lo apostrofò un compagno, tutti i giorni maglia nera.” Il ragazzetto non si scompose: “Uno deve arrivare ultimo, non lo sapevi?”

Sotto l'aiuola festosa di fiori e colori, che si distende sulle modulazioni di quella salitella, dove oggi si snodano ordinate le siepi di bosso, è bello vedere la mia fanciullezza, sentire echeggiare le voci dei miei compagni. Ho sostato a lungo guardando nelle lontananze del ricordo, troppo a lungo perché, d'improvviso, mi sono accorto che lì da presso, sulla panchina, che quella volta non c'era, amoreggiavano due fidanzatini. Allora la nostalgia ha voltato pagina, ho capito di essere importuno e mi sono allontanato fingendo di non averli visti.

Franco Ruinetti
Illustrazioni di Man