martedì 19 maggio 2020

Pareti di casa mia (by Franco Ruinetti)





PARETI DI CASA MIA.

Ogni parete della mia casa è come la pagina aperta di un libro che parla di me, degli incontri, degli amici e della mia famiglia. In cucina ci sono appesi i calendari con le lunazioni, con i santi, con la durata dei giorni e c'è quello di Frate Indovino con la frutta di stagione, con i consigli assortiti. Un altro calendario è pieno di gatti di diverse razze che sono, da sempre, i capi di casa. In camera da letto balza agli occhi un dipinto su vetro. E' un tramonto struggente nella solitudine del bosco innevato di un naif slavo, che ebbi occasione d'incontrare diverse volte. Poi tra santi e madonne fatti ad olio, con l'acquarello o col carboncino, c'è capitata la litografia di un nudo di donna che il prete giudicò stonata quando passò a dare la benedizione pasquale.

Non mi soffermo sui muri delle altre stanze, che pur documentano motivi della mia storia, mentre indugio nel locale che abbiamo sempre chiamato 'lo studio', che è un termine, almeno per me, solo parzialmente appropriato perché io ho studiato durante tutta la vita, ma ad avanza tempo, in quanto ho spesso dovuto fare cose più urgenti. L'impegno libresco assoluto, sempre a mio parere, era per i privilegiati che disponevano di un angolo tutto per loro, del silenzio, della volontà e non avevano i grilli nella testa, che invece cantavano nella mia.

Nella suddetta stanza le pareti sono coperte dai quadri e da vari, diversi, motivi.

Dato che mi sono interessato a pittori e scultori per oltre quarant'anni, posseggo tante opere anche di autori lontani. Gli intonaci risultano chiazzati, variopinti, ora i colori rimbalzano squillanti, ora si muovono con tenui cadenze di luce. Molte le vignette, le amenità di quel burlone, stramaturo, ma ancora ragazzo, Enzo Maneglia, il noto MAN, i cui dipinti e disegni, le cui acrobazie mentali occupano un bello spazio. E' sua una fanciulla in fiore, lieve come una farfalla. E' ancora sua un'anziana donna contigua, distesa sulla sabbia, che indossa un ridicolo bikini. Sembra di piombo. Si tratta della stessa modella riconsiderata dopo 50 anni. E', questa, una figura, vien da dire, amarognola, che sveglia il sorriso a bocca stretta, proprio dell'umorista di razza.

 

Qua e là s'affacciano alcuni miei ritratti eseguiti da diversi artisti. Non mi convincono. Penso che, con me, lo specchio sia più clemente.

C'è un dipinto che dovrò decidermi a sostituire e stipare sopra la libreria. Propone una donna molto incinta, troppo.

Dentro una cornice a cassetta, protette dal vetro, ho sistemato, in bella vista, due sponderuole, realizzate, forse cent'anni fa, dal falegname Panicucci, che è rimasto negli annali del villaggio, Fighille. E' ricordato perché lavorava recitando La Divina Commedia o L'Orlando furioso e perché la sua bottega era un punto di ritrovo più frequentato dell'osteria. Morì prima di invecchiare. Io non l'ho conosciuto, mentre ho conversato più volte con sua moglie, donna di taglia forte e che, sempre vestita di scuro, ha portato il lutto per trent'anni. Era simpatica, originale. Una volta, parlando di corna, sentenziò:

"Perfino i topi sbagliano spesso topa."

Sopra la porta si vede, dipinto, un vaso di vetro che ha la vita dei riflessi. Sembra che offra dei fiori campestri e sul piano del tavolo sono sparse delle viole. E' una bella esecuzione che l'artista, ormai ingiustamente disperso nell'ombra, aveva realizzato su una larga mattonella di ceramica, nella quale aveva praticato un foro per reggerla e appenderla con un cordino. Io la sistemai in una robusta cornice giudicandola un'opera d'arte, non un caciocavallo.

Tre quadri cosiddetti 'a giorno', purtroppo aggiornabili, che sono le mie lapidi alla memoria, propongono fotografie di numerose persone, una folla. Si tratta di amici e colleghi che via via sono trasvolati nell'infinito. E non sono tutti. Tra loro nomino Italiano che ha un'aria sospesa come se tirasse il fiato mentre si sporge dalla finestra. E' stato un mio grande compagno di vita. Quando superai il concorso per passare di grado mi regalò un elegante prosciutto con la cravatta.

Al centro di questo cimitero privato si afferma possente il Colosso di Barletta, che, con la mano destra, alza la Croce al cielo.
Franco Ruinetti