
lunedì 16 dicembre 2019
domenica 15 dicembre 2019
venerdì 13 dicembre 2019
Un testo di Ruinetti sull'opera di Maneglia donata al Piccolomuseo
Torniamo
ad occuparci dell'opera che Enzo Maneglia ha donato nei giorni scorsi alla
collezione del Piccolomuseo di Fighille per proporre un breve commento critico
del Prof.Franco Ruinetti:
"In
tutte le opere di MAN, al secolo Enzo Maneglia, quindi anche in questa,
c'è un certo distacco visionario, che però non è fuga e sembra d'essere a
mezz'aria tra la realtà immanente e la libertà assoluta della fantasia. Tali
realizzazioni hanno un certo sentore surreale, ma, come è nella sua natura,
l'artista si esprime con vena umoristica e il sorriso è a fior di labbra.
In
questo quadro che l'autore ha donato al PiccoloMuseo di Fighille c'è
rappresentato il critico d'arte occhialuto che valuta un dipinto da attaccare
al chiodo sulla parete e offrirlo alla visione di tutti. I tratti sono
essenziali, c'è assenza di colore eppure nulla manca. L'equilibrio compositivo
e l'intonazione generale, parenti stretti del talento, sono i segreti
dell'artista. E MAN è sempre Maneglia."

giovedì 12 dicembre 2019
Christmas in the Air al Santuario di Petriolo
Tempo di Natale....Venerdi 13 dicembre una bella serata di musica al Santuario di Petriolo organizzata dall'Amministrazione Comunale per festeggiare l'arrivo delle festività. Appuntamento da non perdere !
mercoledì 11 dicembre 2019
Moda al Piccolomuseo
martedì 10 dicembre 2019
Un olio su tela di Maneglia per il Piccolomuseo di Fighille
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| Franco Ruinetti con l'opera donata da Enzo Maneglia al Piccolomuseo |
Al Piccolomuseo di Fighille è arrivata una nuova donazione. Questa volta si tratta di uno splendido olio su tela che Enzo Maneglia da Rimini ci ha inviato tramite Franco Ruinetti, direttore onorario del nostro museo. Accogliamo quest'opera, la n.208 del nostro catalogo generale, con grande entusiasmo perchè sappiamo che l'autore l'ha pensata e realizzata anche in onore del Premio Fighille rappresentandovi, con il suo inconfondibile stile, un critico d'arte al lavoro. A Enzo Maneglia va ancora una volta il ringraziamento della nostra associazione !
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| l'opera donata al Piccolomuseo di Fighille |
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| il retro dell'opera |
lunedì 9 dicembre 2019
domenica 8 dicembre 2019
sabato 7 dicembre 2019
Visti al museo (184) - Chiarani
L'artista Franco Chiarani, da anni presente nella collezione permanente del Piccolomuseo di Fighille, torna protagonista di una importante mostra personale presso Villa Lagarina - Palazzo Libera in Provincia di Trento. Il titolo della mostra è «Chiarani - Segni su carta». La mostra, curata da Giancarla Tognoni, sarà aperta al pubblico dal 14 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020.
venerdì 6 dicembre 2019
Cartolina d'autore 2020 - Conoscere l'artista: Guido Acquaviva

Proponiamo alcune note per conoscere meglio l'autore della Cartolina edita dal Piccolomuseo di Fighille per il prossimo Natale: Guido Acquaviva.
Nasce a Secchiano di Novafeltria, paese della Valmarecchia, nel 1946. Vive e lavora a Corpolo' di Rimini. Laureato in Lettere ha insegnato Italiano e Storia fino alla pensione presso istituti superiori del riminese. Come pittore è un autodidatta. I suoi dipinti si ricollegano a quella umanità contadina dell'ambiente perduto dell'infanzia. Una umanità "rubiconda" ma non "obesa" come qualcuno ha voluto definirla. L'autore sostiene che i suoi personaggi sono l'emblema di un canone di bellezza che coincideva nel mondo contadino con il principio dello "stare bene", dell'essere sani fisicamente e moralmente.
Anche nelle "Madonne col bambino" riprende la stessa tipologia dei suoi personaggi aggiungendovi un tenero senso di una maternità sorridente, dolce, affettuosa e semplice, mai irriverente che pur si vuole ricollocare nella tradizione della iconografia sacra, alle tavolette devozionali del Trecento, agli sfondi dorati bizantini.
Nasce a Secchiano di Novafeltria, paese della Valmarecchia, nel 1946. Vive e lavora a Corpolo' di Rimini. Laureato in Lettere ha insegnato Italiano e Storia fino alla pensione presso istituti superiori del riminese. Come pittore è un autodidatta. I suoi dipinti si ricollegano a quella umanità contadina dell'ambiente perduto dell'infanzia. Una umanità "rubiconda" ma non "obesa" come qualcuno ha voluto definirla. L'autore sostiene che i suoi personaggi sono l'emblema di un canone di bellezza che coincideva nel mondo contadino con il principio dello "stare bene", dell'essere sani fisicamente e moralmente.
Anche nelle "Madonne col bambino" riprende la stessa tipologia dei suoi personaggi aggiungendovi un tenero senso di una maternità sorridente, dolce, affettuosa e semplice, mai irriverente che pur si vuole ricollocare nella tradizione della iconografia sacra, alle tavolette devozionali del Trecento, agli sfondi dorati bizantini.
Cosi' introduce alla sua pittura il critico Franco Ruinetti: "E' un
creativo, vede gli uomini come bambolotti dai colori gioiosi e il mondo come
una fiaba, ma non per qualche forma di contestazione, bensì per evadere nella
libera dimensione della fantasia, per scappare dall'età adulta, tornare con la
mente fanciulla, per sempre. Le presenze sono tante, la vita è corale nello
sfarzo della luce mattutina: la realtà pittorica racconta la vivacità nuova di
una grande piacevole illusione nell'incanto continuo della poesia. Acquaviva è
un visionario contagioso, ci porta altrove, in quel tempo, ormai lontano,
quando le donne lavavano i panni sulle sponde del Marecchia, li sbattevano
gonfi d'acqua sulla pietra con tonfi spessi e lunghe cantilene, così diceva il
Pascoli.
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| Acquaviva visto da Man |
Un
mondo che conosce l'amicizia si svolge nelle opere di questo artista. Quattro
fanciulle in fiore, serene, rotondette, occhi azzurri, siedono sul ramo di una
pianta, sembrano frutti di un prodigio, primizie della mente. Ogni scena si
afferma su panorami campestri, dove si vedono le colline tondeggianti, con le
varie colture che si alternano nello svolgersi dei campi. E spesso, al confine
col cielo, c'è una casetta dal tetto rosso, come una breve nota musicale
nell'azzurro disteso.
L'artista
rivive, dipinge e partecipa gli stupori, quasi bagliori improvvisi nella
fanciullezza. Ecco allora la moto Guzzi 500 con quel rosso fiamma che non si
spegne nel tempo, ecco quel grappolo di palloncini variopinti che sollevano in
volo quell'uomo pupazzetto coi baffi. E quanta dolcezza nell'aria rosa del
tramonto vedere i lavoratori, paffutelli, con gli occhi al cielo, sostare nel
campo, sotto l'ombrello di un grande albero, raccolti nella preghiera
dell'Angelus! ![]() |
| Acquaviva visto da Giuma |
Dal 2019 una sua opera è esposta in permanenza presso il Piccolomuseo di Fighille.
Ecco alcune sue opere recenti:
mercoledì 4 dicembre 2019
Nell'oliveto (by Franco Ruinetti)

NELL'OLIVETO
Qualche volta vado nell'oliveto perché sono amico dei ricordi. Sessant'anni fa era vivo, produttivo, ma piano piano è stato soffocato da ginestre, da querce e ornelli. Quando era custodito rendeva bene, poi, con la fine della mezzadria, nessuno più l'ha curato e qualcuno a cui lo proposi disse che l'olio conviene comprarlo.
Ora il clivo abbandonato rende solo di tasse. Non lo vendo perché nessuno lo vuole. Quando ci torno è come se facessi una sosta nella mia giovinezza.
Quest'oggi, giorno di fine agosto e della rabbia del sole, non avendo niente da fare, ci sono andato a fare niente. Ho raggiunto un breve pianoro libero dalla vegetazione e mi sono disteso per terra all'ombra avara di un olivo, tipo leccino, dai frutti amari come lacrime verdi. M'è venuto vicino un pettirosso, quasi a portata di mano Faceva tre 'cip', tre balzelli avanti e indietro. Ballava il valzer e mi guardava.
Non capivo se voleva legare amicizia o mi mandava via dalla sua proprietà. Rispondevo 'cip', ma non c'era intesa, che oggi, col vocabolario del computer, si dice connessione. M'era simpatico con quella pettorina rossa da cardinale dei piccoli uccelli. Poi non gli ho dato più considerazione e lui, avutosene a male, se n'è andato rapido, a piedi, muto. Tutt'intorno non si muoveva foglia.
Le ginestre erano sonnolente, avevano perso anche le ultime sillabe gialle e il tempo aveva trovato, in quella solitudine, il suo rifugio, il riposo.Guardavo il 'concavo cielo'.
Nessun pittore racconta quella luce così perfetta. E nessuna costruzione umana può avere una tale cupola.
Qualche volta vado nell'oliveto perché sono amico dei ricordi. Sessant'anni fa era vivo, produttivo, ma piano piano è stato soffocato da ginestre, da querce e ornelli. Quando era custodito rendeva bene, poi, con la fine della mezzadria, nessuno più l'ha curato e qualcuno a cui lo proposi disse che l'olio conviene comprarlo.
Ora il clivo abbandonato rende solo di tasse. Non lo vendo perché nessuno lo vuole. Quando ci torno è come se facessi una sosta nella mia giovinezza.
Quest'oggi, giorno di fine agosto e della rabbia del sole, non avendo niente da fare, ci sono andato a fare niente. Ho raggiunto un breve pianoro libero dalla vegetazione e mi sono disteso per terra all'ombra avara di un olivo, tipo leccino, dai frutti amari come lacrime verdi. M'è venuto vicino un pettirosso, quasi a portata di mano Faceva tre 'cip', tre balzelli avanti e indietro. Ballava il valzer e mi guardava.
Non capivo se voleva legare amicizia o mi mandava via dalla sua proprietà. Rispondevo 'cip', ma non c'era intesa, che oggi, col vocabolario del computer, si dice connessione. M'era simpatico con quella pettorina rossa da cardinale dei piccoli uccelli. Poi non gli ho dato più considerazione e lui, avutosene a male, se n'è andato rapido, a piedi, muto. Tutt'intorno non si muoveva foglia.
Le ginestre erano sonnolente, avevano perso anche le ultime sillabe gialle e il tempo aveva trovato, in quella solitudine, il suo rifugio, il riposo.Guardavo il 'concavo cielo'.
Nessun pittore racconta quella luce così perfetta. E nessuna costruzione umana può avere una tale cupola.
Brunelleschi
e Buonarroti sono grandi uomini, ma il mondo è opera del Creatore e la natura,
addirittura l'universo tutto, è la chiesa più vera.
Mi sentivo al centro dell'esistenza, del silenzio, dell'abbandono e mi è venuta la voglia di pregare, ma l'incantesimo e il Padre nostro si sono rotti per l'improvviso rumore, calpestio e fruscio vicini. Forse era passato di fretta un cinghiale. Dicono che ce ne sono tanti. Dopodiché mi si è rimescolato il cervello. Il tempo era trascorso benché mi fosse parso immobile. Ho guardato al polso l'orologio che non avevo.
Sono scivolato in un quasi assopimento. Il celeste dell'infinito s'addensava grado a grado nel blu. E io sono rimasto piantato lì, perduto nel verde, come uno di quegli inutili olivi. Ho deciso di non tornare a casa, tanto a cena chi c'è c'è, chi non c'è s'arrangia.
Il giorno volgeva tra il lusco e il brusco mentre ancora mi trovavo a mezza via tra il sonno e la veglia.
Ho cominciato a sognare da semi-sveglio. Allora ha sostato davanti a me, a mezz'aria, Cerere avvolta in una sfarzosa tunica bianca con lo strascico. M'ha guardato con occhi profondi, dolci e tristi. Forse era venuta a cercare ancora Proserpina. Quindi è scomparsa e, dopo poco, sua figlia si è annunciata col chiarore sopra il Passo delle Vacche. Poi eccola, lei diventata luna, altrettanto bella quanto sua madre, con un serto di stelle, mite e pallida perché vive la maggior parte della vita nel regno dei morti dove l'ha confinata il suo amante ispido e sgradevole dopo essere scappato dai suoi antri sotterranei soltanto quella volta per rapirla. Un altro rumore improvviso mi ha mandato in frantumi la fantasia.
Mi sono alzato dalla dura terra sperando che a casa mi abbiano lasciato qualcosa da mangiare. Strada facendo pensavo a quei due, Proserpina e Plutone, lei fiore di giovinezza, lui tetro e incapace di sorridere.
Comunque ho concluso che certi accoppiamenti male assortiti succedono anche tra i mortali.
Le ragioni dell'amore sono imperscrutabili.
Mi sentivo al centro dell'esistenza, del silenzio, dell'abbandono e mi è venuta la voglia di pregare, ma l'incantesimo e il Padre nostro si sono rotti per l'improvviso rumore, calpestio e fruscio vicini. Forse era passato di fretta un cinghiale. Dicono che ce ne sono tanti. Dopodiché mi si è rimescolato il cervello. Il tempo era trascorso benché mi fosse parso immobile. Ho guardato al polso l'orologio che non avevo.
Sono scivolato in un quasi assopimento. Il celeste dell'infinito s'addensava grado a grado nel blu. E io sono rimasto piantato lì, perduto nel verde, come uno di quegli inutili olivi. Ho deciso di non tornare a casa, tanto a cena chi c'è c'è, chi non c'è s'arrangia.
Il giorno volgeva tra il lusco e il brusco mentre ancora mi trovavo a mezza via tra il sonno e la veglia.
Ho cominciato a sognare da semi-sveglio. Allora ha sostato davanti a me, a mezz'aria, Cerere avvolta in una sfarzosa tunica bianca con lo strascico. M'ha guardato con occhi profondi, dolci e tristi. Forse era venuta a cercare ancora Proserpina. Quindi è scomparsa e, dopo poco, sua figlia si è annunciata col chiarore sopra il Passo delle Vacche. Poi eccola, lei diventata luna, altrettanto bella quanto sua madre, con un serto di stelle, mite e pallida perché vive la maggior parte della vita nel regno dei morti dove l'ha confinata il suo amante ispido e sgradevole dopo essere scappato dai suoi antri sotterranei soltanto quella volta per rapirla. Un altro rumore improvviso mi ha mandato in frantumi la fantasia.
Mi sono alzato dalla dura terra sperando che a casa mi abbiano lasciato qualcosa da mangiare. Strada facendo pensavo a quei due, Proserpina e Plutone, lei fiore di giovinezza, lui tetro e incapace di sorridere.
Comunque ho concluso che certi accoppiamenti male assortiti succedono anche tra i mortali.
Le ragioni dell'amore sono imperscrutabili.
Franco Ruinetti
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