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giovedì 7 luglio 2022

Addio a Bruno Brolli

Fighille Arte apprende con profonda tristezza che il noto artista riminese Bruno Brolli è deceduto. Lascia tanta testimonianza di sé nei versanti della scultura e della pittura. Il PiccoloMuseo espone, a sua memoria l'opera in ceramica dal titolo “Il drogato” recentemente inserita in collezione. Riportiamo di seguito un testo d'archivio a firma di Franco Ruinetti. 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni pittura eseguita da Bruno Brolli si carica di intensa emotività. Racconta un approdo nel presente, ma anche una storia. Sono varie le tematiche che interessano l’artista e che sviluppa nel corso del tempo e della produzione. E’ stato suo mentore Luigi Pasquini che sentì l’energia dei suoi colori “gemmati”. Parlava di questo artista, viene da dire, a tutto tondo, che si avvale del pennello, ma anche della materia. La sua bottega e le realizzazioni in ceramica sono note e apprezzate in ambito locale e all’estero. Ma, tornando al primo assunto, vediamo quei colori densi, vibranti tra la purezza e la sensualità, talora sgocciolati, quei lampi di luce derivanti da certi contrasti improvvisi, ad esempio di rosso sangue, di scuro, d’azzurro, che si affermavano sulle tele della prima maniera, di quand’era molto giovane e aveva compiuto, tutto spesato, il giro del mondo. Aveva conosciuto quella tecnica in oriente, la integrò, adattò e ne fece la sua voce in arte. Prevalevano i paesaggi, realizzati con l’immediatezza del gesto, con qualche tessitura non del tutto decifrabile, tensione verso l’informale, eppure nel complesso chiaramente figurativi. Fu un’esperienza artistica impegnativa e nuova. Bruno non cedette, come altri, che per la maggior parte si sono dispersi, alla tentazione di lasciare la strada della verità. La sua espressione iconografica, in certo senso è mimetica, discende direttamente dalla nostra grande tradizione. Ecco i clown. I gesti marcati, insistiti, le cromie forti e fortemente contrastate, le esagerazioni dei vestiti e dei sorrisi sono la rappresentazione dell’allegria fanciulla, della bellezza e, unitamente, del ridicolo, sono interpreti del pensiero scompigliato, dolce e venato di malinconia della poesia popolare, che Fellini sentiva profondamente amica, che s’intona nel ricordo di tutti. Quei pagliacci abitano nella nostra prima età, levitano nel sogno.

Le opere, è opportuno sottolineare, sono fedeli ai valori del vero e questo è il credo, la categoria che non consente improvvisazioni, ma richiede sicurezza nel disegno, conoscenza evoluta della tavolozza, esercizio continuo. A questo personaggio, figlio di Rimini, l’arte richiede l’intera vita.

Poi ci sono i cavalli, protagonisti non solo nel campo delle tele, ma anche negli spazi aperti sui muri del ‘borgo’, dove ‘scalpitano’ ancora e fanno dimenticare i rumori correnti. Ecco, in altro luogo, una carica di cavalleggeri. Il quadro è particolarmente animato dal segno veloce e preciso, dall’alternanza ritmica dei colori. La vista di chi guarda sorvola sulle onde del marrone ora chiaro, ora marcio e sale agli acuti dei riflessi che s’accendono sulla pelle degli animali. Molti i colori. S’accendono e stemperano come in uno spartito musicale. Sul nero delle uniformi, composto e serio, squillano, echi di fanfara, le fiammelle rosse dei pennacchi.

Nelle scene dei dipinti insiste una sospensione nel silenzio, che certamente corrisponde allo stato interiore dell’artista, che si isola nella concentrazione. I volti dei ritratti occasionali o di persone famose sono raccontati con il vigore e, insieme, la morbidezza di una sintesi cromatica efficace, suggestiva. La verità è detta con pennellate asciutte, senza indugi descrittivi. Quegli sfondi fatti con declinazioni di vari colori, non intendono attrarre l’attenzione per non distrarla dai soggetti. Sono luci dell’emotività, non raffinatezze tecniche, chiarori astratti che derivano dall’urgenza dell’ispirazione, i quali chiamano dentro, nell’equilibrio bilanciato della composizione.

Il mare è presente su molte tele. E’ la canzone dell’azzurro, colore che esercita negli occhi e nella mente un’azione inesprimibile, diceva Goethe, che orienta ai significati della trascendenza. Esso è realtà e fantasia, bellezza senza confini. Le luci delle stagioni, sulla superficie dell’acqua e nel cielo sovrastante fanno pensare all’anima del mondo, che i colori ora modulati, ora trasparenti rendono viva e visibile.

Brolli non ha mai smesso di dipingere i paesaggi e quelli recenti, della piena maturità, non presentano più il vigore dominante dei colori. Nei campi fumiganti compaiono rare persone, contadini di una volta, tracce della memoria. Il pittore s’immedesima nelle sue vedute, in esse s’abbandona e disperde.

Nel versante della ceramica la produzione è amplissima eppure ogni ” pezzo” è unico e irripetibile. Quando si visita la sua bottega si ha sentore d’entrare nel medioevo. Piatti da esposizione, piastrelle, vasellame di foggia originale sono istoriati con fregi e immagini luminosi. Vediamo scorci antichi, monumenti testimoni dei secoli: realizzazioni che vengono acquistate e portano Rimini e la firma di Brolli in tutte le latitudini.

La materia modellata dalla creatività può assumere sembianze umane per interpretare e rendere visibili pensieri ed emozioni. Al proposito è sufficiente fare riferimento ad un’opera, “Il drogato”. E’ una terra cotta nel forno a cielo aperto, i cui colori trascorrono dai chiarori del marrone al grigio spento. Rappresenta una persona (h. cm 70) adagiata, ferita da profonde rotture e da lacerazioni. La testa è reclinata come in una crocifissione senza la croce. Non c’è condanna, ma vicinanza, condivisione della sofferenza.

Franco Ruinetti

venerdì 25 febbraio 2022

La morte di Germano Ceschi - il ricordo del Piccolomuseo di Fighille tramite le parole del suo direttore Franco Ruinetti


E' morto Germano Ceschi, artista riminese. E' stato un grande artista, che la cultura e gli onori hanno colpevolmente trascurato. E' vero: lui preferiva la culla del silenzio alle luci della ribalta.

Il PiccoloMuseo e Fighille lo ricordano con stima. Ringraziano Enzo Maneglia, suo amico da sempre, di avere comunicato il triste evento.

Segue un testo di Franco Ruinetti, pure suo amico ed estimatore, composto per una mostra che, causa la malattia, non è stata inaugurata.

Guardo i dipinti di Germano Ceschi, che non sono facili eppure mi chiamano, talvolta anche se non li ho davanti. Ho parlato di essi con gente interessata all'arte e ognuno ha detto la sua, ma con un denominatore comune, che è l'inquietudine. L'autore non commenta la propria produzione, non spiega se stesso, è riservato e schivo. Allora io dico la mia e parto da quando, ancor giovane, dipingeva paesaggi, vedute radenti con orizzonti al limitare, dai colori battenti nei prosceni, che si scioglievano ai confini del cielo. Erano interessanti, ma ad un certo momento non volle più adagiarsi nella dolcezza dei violini e andò oltre, cercò di superare la superficie dell'apparenza, i colori persero il sorriso e le figure divennero tracciati, orme del pensiero. Comunque ancora, talvolta balza al presente, derivante da un sentimento tenace, qualche veduta di Rimini, sua patria e culla. Ogni soggetto, inteso con quel personale inconfondibile lessico pittorico coniugato in termini classici, risulta come miraggio in lotta con un deserto che avanza inesorabile. In altri quadri sembra sul punto di comparire, definirsi, un argomento, parvenza leggibile, ma l'attesa è inutile. Essi, con i loro enigmi, contagiano, parlo per me, malinconia, di più: tristezza, anzi angoscia. Intravvedo campi di fango secco e screpolato con la nostalgia verde dei prati, mi perdo in tessiture come di ragnatele grigie che hanno una segreta eco nel cielo azzurro. Ci sono sparsi, ma accordati, ora dei segni geometrici, ora incisioni di simboli, poi brevi apporti materici, inoltre caratteri simili a quelli cuneiformi, che viene la tentazione di leggere. C'è, mi pervade, una musica lenta quasi monocorde nella densità del silenzio. Certe proposte non lasciano indifferenti. L'opera d'arte può essere anche denuncia ed è valida indipendentemente da quello che rappresenta, come dichiara un testimone che si chiama Kandinskij.

A volte, nei quadri di Ceschi, compaiono, nella nebbia del grigio o nella stanchezza di un colore impensabile, tra ocra e violetto, barlumi appena percepibili che potrebbero alludere all'estrema luce del tramonto, ma, perché no, anche al miracolo di una nuova aurora.

Le emozioni che accendono i dipinti di questo autore sono diverse, come sono diversi coloro che li incontrano. L'artista sviluppa anche il tema, dell'inquinamento, che nega la bellezza alle generazioni future e laddove la speranza si va spegnendo non è un vanto appartenere alla civiltà.

Franco Ruinetti

 

sabato 18 dicembre 2021

Omaggio al grande Man !

 Gli auguri del Piccolomuseo di Fighille al nostro grande amico Enzo Maneglia !!!


CARTA  D'IDENTITA' SPIRITUALE

di

MAN

 Nacque sulla sponda

del Mar Nero, in Turchia,

quando c'era Ataturk,

da madre greca

e padre piemontese,

così nella sua scheda genetica

ci sono scorci

tanto del classicismo

quanto del modernismo,

ma lui ha preso una strada nuova

quella dell'umorismo.

E non è turco,

non è sabaudo,

è romagnolo d'animo e di moglie.

Non parla il turco,

non parla il greco.

La sua madrelingua è la matita

sempre pronta, appuntita.

 

AUGURI ENZO

da

Franco e FighilleArte

lunedì 11 ottobre 2021

La morte di Attilio Gulberti

E' un anno triste per il Piccolomuseo di Fighille. Con la morte di Attilio Gulberti perdiamo oltre che un grande artista anche un'amico e un grande sostenitore del nostro concorso e del nostro museo. Siamo stati molte volte a trovarlo nella sua casa alle porte di Montebello Vicentino, in una palazzina ai limiti del paese laddove le case iniziano a lasciare lo spazio ai vigneti e alla campagna coltivata. Ogni volta ne usciva una bella chiaccherata sulla pittura, sui concorsi, sulle nostre inziative e ci lasciavamo dandoci appuntamento all'anno successivo, proprio all'inizio dell'autunno. Era una persona semplice e molto riservata, un carattere che la sua arte rifletteva perfettamente. Averlo conosciuto e averlo avuto fra i partecipanti del nostro concorso è stata una grande soddisfazione e oggi siamo onorati di poter avere nella nostra pinacoteca ben tre sue opere che contribuiranno ad alimentarne il ricordo. Grazio Attilio.

sabato 26 giugno 2021

Di Angela Galavotti l'opera n.220 del Piccolomuseo di Fighille

Una nuova tappa per l’espansione del Piccolomuseo di Fighille. Con grande piacere annunciamo  l’arrivo in collezione di un’opera dell’artista Angela Gavalotti. Di origini modenesi, vive e lavora a Rubiera in provincia di Reggio Emilia. Da molti anni attiva in campo artistico vanta la partecipazione a importanti mostre personali collettive oltre che la partecipazione a numerosi concorsi nazionali di pittura ove ha ottenuto riconoscimenti a premi. Il dipinto donato al piccolomuseo di Fighille e’ l’opera n.212 del catalogo generale ed e’ un suggestivo paesaggio che ci racconta l’estate. 


 

All’artista va il sincero ringraziamento della nostra associazione.

 

mercoledì 16 giugno 2021

La morte di Gianfranco Pogni

 

In queste prime calde giornate dell'estate 2021 ci giunge la triste notizie della morte di Gianfranco Pogni, un amico della nostra associazione prima ancora che un grande protagonista della scena artistica nazionale degli ultimi 60 anni. Recentemente gli avevamo dedicato un articolo che raccontava il lungo e fecondo legame che lo ha unito al nostro concorso e al nostro museo di cui è stato e resterà per sempre un protagonista assoluto. Ci lascia un gigante ma le sue opere resteranno a raccontarci il suo mondo. 

Erano i primi anni duemila quando  Gianfranco Pogni  giunse al concorso di Fighille per la prima volta. E il primo incontro non fu dei migliori a causa di un quadro spedito  e mai arrivato perché smarrito dal corriere in uno dei suoi tanti depositi. Ne nacque un piccolo caso diplomatico di cui purtroppo nessuno aveva colpa ma che ben presto fu risolto. Eravamo all’alba del nuovo millennio e per Pogni sarebbe stata la prima partecipazione a Fighille. Dovemmo rinviare all’anno successivo per conoscerci meglio ed iniziare un percorso lungo e pieno di gratificazioni. Da allora la presenza di Pogni a Fighille è scolpita su pietra: due volte vincitore del Premio di Pittura, sei opere nella collezione del Piccolomuseo, un’opera nella Via Crucis Fighille-Petriolo, tante opere nelle collezioni private delle famiglie del posto.  

 

Pogni al lavoro a Fighille
Pogni al lavoro a Fighille
Pogni premiato a Fighille con il primo premio Opere da studio
Il primo dipinto di Pogni nel Piccolomuseo di Fighille

Gli incontri con Pogni sono stati assidui per tanti anni e l’appuntamento di inizio ottobre a Fighille è stato per lui immancabile come la tradizionale visita al museo che ha sempre apprezzato tantissimo, per l’idea su cui si basava e per la qualità delle opere esposte, ogni anno crescente.

La sua prima opera la dono’ nel lontano 2005. Era appena terminato il concorso e, poco prima di ripartire per Livorno, ci chiamo’ e ci fece scegliere un dipinto fra alcuni che aveva con se’: “scegliete voi, io ve lo dono volentieri, apprezzo molto quello che fate in questo piccolo paese e ci tengo particolarmente ad essere rappresentato in questa collezione che fra qualche anno vi invidieranno in molti….”.

Non fu l’ultima. Piu’ volte negli anni successivi, verso primavera, un corriere ci ha portato il gradito dono di una nuova opera di Pogni, spesso plichi con delle splendide litografie accompagnate da lettere con l'immancabile dedica al museo. E poi altri dipinti durante i concorsi fino a diventare, dopo Massolo, l’artista con piu’ opere nella collezione. 

Pogni-Fighille un legame importante cementato dal tempo e di cui il Piccolomuseo è particolarmente fiero tanto da dedicargli, negli scorsi anni, il primo "Quaderno" di una collana, tutt'ora aperta, in cui periodicamente viene raccontato il rapporto fra gli artisti, il concorso e il museo.

Pogni a Fighille

 

sabato 27 marzo 2021

Nicola De Benedictis e il Piccolomuseo di Fighille



Al fine di sviluppare e migliorare l'organizzazione del Piccolomuseo sono molti gli incontri che promuoviamo con vari artisti durante l'anno. Fra questi, la visita allo studio dell'artista Nicola De Benedictis a Cislago in provincia di Varese è, da oltre dieci anni, un appuntamento fisso di inizio autunno.  
E' sempre un piacere passare un po' di tempo in sua compagnia per parlare dei suoi dipinti, della sua carriera e dello stato dei concorsi in Italia di cui Nicola è sempre ben informato vista la sua ormai pluriennale attività nel settore. Vive in un bel complesso residenziale al centro di un tranquillo borgo ai margini dell'hinterland milanese. Si respira tranquillità e questo si riflette anche nei suoi dipinti dove il paesaggio e la natura sono spesso protagonisti anche se negli ultimi anni hanno cominciato a comparire anche alcune suggestive vedute urbane. Il tutto sempre declinato con la sua personale tavolozza di colori che ha contribuito negli anni a creare il suo stile ormai inconfondibile. 
In un angolo del suo studio, al piano terra della sua abitazione, troviamo le tele dipinte accatastate una sull'altra e pronte per essere incorniciate. Sfogliarle in successione e poi metterle sul cavalletto per vederle meglio e nei dettagli è come fare un viaggio attraverso gli occhi dell'artista. E' sempre una bella scoperta.
 

Nicola è poi anche un abile narratore. E' piacevole ascoltare i suoi racconti che spaziano nel tempo e testimoniamo tante avventure in giro per l'Italia condivise spesso con decine di artisti a noi ben noti in quanto abituali frequentatori del Premio Fighille. 
Fra questi è stato interessante ascoltare i racconti sulle vicende del gruppo artistico creato e coordinato dal prof. Umberto Zaccaria che dagli anni'80 tanta influenza ha avuto sulla scena artistica nazionale e che contribui' a formare e far affermare tanti giovani talenti (per citarne solo alcuni, oltre a DeBenedictis, potremmo ricordare Rinaldini, Rassatti, Scola, Maltoni, Gotti, Alesiani, Minestrini, Erani e tanti altri).
Da oltre un decennio la presenza di De Benedictis a Fighille è importante: piu' volte premiato, vincitore del Premio di Pittura nella sezione extempore, un'opera nella collezione del Piccolomuseo, un’opera nella Via Crucis Fighille-Petriolo, tante opere nelle collezioni private delle famiglie del posto.  
Il piccolomuseo di Fighille accoglie un'opera di De Benedictis e non è un'opera qualunque in quanto raffigura un angolo tipico del nostro territorio e molto conosciuto dalla popolazione locale: la vecchia piccola stazione ferroviaria del Sasso. Con quest'opera vinse il primo premio al concorso extempore.
 
L'opera nel Piccolomuseo di Fighille
allo Studio di De Benedictis
allo Studio di De Benedictis
allo Studio di De Benedictis