giovedì 22 dicembre 2016

Inverno (2)



Salutiamo l'arrivo dell'inverno con questa splendida opera dell'artista di Sansepolcro Riccardo Antonelli....
Come desidero allora l’inverno! –
Scrupolosamente austero nel suo ordine
Di bianco e nero
Ghiaccio e roccia, ogni senso nei suoi limiti,
E la gelida disciplina del cuore
Esatta come fiocco di neve.
(Sylvia Plath)

mercoledì 21 dicembre 2016

Inverno



Salutiamo l'arrivo dell'inverno con questa splendida opera dell'artista di Sansepolcro Riccardo Antonelli....

Lo senti quel pungente profumo di freddo nell’aria, il grigio negli occhi e quei lunghi tramonti? E’ l’inverno che arriva....
(Stephen Littleword)

martedì 20 dicembre 2016

Un'opera di Giorgio Grossi per il Piccolomuseo di Fighille



Come annunciato nei giorni scorsi l'artista riminese Giorgio Grossi ha donato un'opera al Piccolomuseo di Fighille. E' l'opera n. 139 del nostro catalogo generale ed è dedicata al maestro Tonino Guerra:

"Tonino Guerra e la Valmarecchia" (2008) - L'opera di G.Grossi donata al Piccolomuseo di Fighille
Chi è Giorgio Grossi:
nato a Rimini nel 1938, ha avuto fin da bambino la passione per il colore e il disegno. Nel 1964 ha iniziato a dedicarsi alla pittura e alla scultura, inizialmente come autodidatta, in seguito poi ha frequentato la scuola d’Arte “U. Folli” a Rimini seguendo l’insegnamento del Prof. E. Berardi. Ha conseguito subito ottimi risultati grazie al suo stile poliedrico e alla sua fantasiosità, passando dalla pittura alla scultura. Ha allestito mostre personali ed ha partecipato ad esposizioni collettive nelle più importanti città italiane, ottenendo diversi premi. Ha fondato ed è Presidente dell’Associazione Culturale “Arte Marecchia”. Attualmente ha adottato una nuova tecnica: dipinge a spatola con intonachino e sovrapposizione di vari tipi di legno, stile che è stato molto apprezzato e ha riscosso numerosi consensi di pubblico e critica. Poiché ama la sua città, ha donato molte delle sue opere a Ospedale, Case di Cura, Strutture Termali, Ricoveri per anziani, Tribunale, Confartigianato e alcuni bar e alberghi della città. Le sue opere figurano, inoltre, in molte collezioni private in Italia e all’estero.


Sull'artista Grossi il prof. Franco Ruinetti ha scritto questo testo critico: 
“Il talento dell’artista si coniuga con la fantasia della natura e i risultati sono sorprendenti. Il linguaggio di Giorgio Grossi è nuovo in arte, eppure si deve riconoscere che deriva, in stretta coerenza, dalla tradizione figurativa e il medium costituente l’aspetto primario degli elaborati nient’altro che il legno. La creatività trova una luce originale nei mezzi e nei percorsi antichi. Le opere, nature morte e paesaggi toscani compresi, vengono incontro con quella luce inedita, che racconta il piacere di vivere con un velo di ironia e che ha un accenno di sensualità nel rosso breve delle bocche, in qualche paesaggio cromatico insistente, negli occhi piccoli, penetranti, che guardano chi li guarda.”


Questo un breve pensiero critico di L.Weber sull'opera di Grossi: 
“…Si tratta di lavori nati interamente dall’assemblaggio di tasselli di legno, sintesi tra un pannello intarsiato, un bassorilievo e una tecnica mista, sui quali l’autore è poi intervenuto con aggiunte pittoriche, ma più spesso, l’alternanza cromatica deriva dalla pura e semplice giustapposizione di legni differenti…” 


Questo un pensiero critico di Milena Massani sull'opera di Grossi: 

Giorgio Grossi, è abile maestro che si avvale di una modernità emblematica, giacché mira a creare dei piani architettonici, tra moderno e antico stile, sulla base degli intarsi lignei. Le crepe che dividono i segmentiformi puzzle, creano degli effetti d’incavo, che ci rammemorano le crete senesi e, sottendono risultati interessanti.... 
La sua mano pare aver conservato una soggettività peculiare che ricorda l’armonioso genere del mosaico anche se nei suoi pannelli rettangolari non è presente quella precisione meticolosa che nel mosaico diviene indispensabile. Il senso estetico viene appagato dai colori plurimi che riportano il pensiero ai pannelli tipici della zona dell’Urbinate dove esistono ancora delle piccole botteghe che resistono nel tempo con le loro arti prolifiche a misurarsi con le mode ed i gusti di epoche passate, che ci lasciano il sapore di un antica paziente tradizione quella dell’intarsio e dell’arte intesa come recupero dei momenti dello spirito, là dove per creare si richieda solitudine e raccoglimento. 


Che Giorgio sia anche pittore valente non v’è dubbio alcuno, cosicché la felice scelta delle variabili cromatiche, gli assicura da parte del pubblico, una sincera ed univoca adesione. Suoi legnami preferiti sono quelli derivati dall’ulivo, dalla quercia e dal noce, ma egli non disdegna creazioni con legno povero, che garantiscono anche una sicura resa di primitivismo così che ci vengono in mente anche i legni di recupero, e le antiche opere di restauro dei vecchi pescherecci o delle vecchie imbarcazioni, che grazie alla solerte mano dell’uomo riprendono la via del mare… Esprimono dunque queste opere, un respiro atto a sottolineare le varie modularità ed i passaggi di un lavoro certosino, un operato, che ci riporta agli antichi intarsi delle vetuste sagrestie, alla vita nei monasteri Benedettini o Francescani, a quella vita povera scandita da un tempo illimitato, dove tutto pare sospeso e fisico. Nei gesti consueti che il legno esorta a compiere per levigare e pulire, si possono riscontrare le tessiture sincrone della vita, in un trasporto verso la simbiosi con la natura nel rispetto per l’ambiente ed il soggiacere inerte, ma pacifico da parte dell’uomo, alla costante delle risorse intrise di naturalismo che questi padiglioni d’arte, per una breve alternanza spalancano.  


lunedì 19 dicembre 2016

Gli spilli di maneglia (225)



E' nato il Governo Gentiloni con molte conferme, poche novità e una strada piuttosto corta davanti a sè: il tempo ci dirà se, dopo il panettone, mangerà anche la colomba !!! 

 

domenica 18 dicembre 2016

Opera della settimana (220)


L'opera selezionata per questa settimana è dell'artista Vittorio Angini:
 


sabato 17 dicembre 2016

In distribuzione le "Cartoline d'Autore" 2016.......


E' al via la distribuzione della "Cartolina d'Autore 2016"  edita dal Piccolomuseo di Fighille per festeggiare le festività natalizie e tirata in 150 esemplari numerati a mano..... La cartolina 2016 è realizzata dall'artista Diego D'Ambrosi di cui riassumiamo di seguito alcuni tratti biografici:
 
è nato nel 1951 a Treviso. Ha conseguito la maturità d'arte presso l'Istituto Statale d'Arte di Venezia dove, dal 1979 al 2010, è stato docente di arte applicata. Vive ed opera a Casier (Tv). Da anni svolge una intensa attività artistica che lo ha portato a rivestire un ruolo importante  nella pittura contemporanea. Partecipa da sempre ai piu'  importanti concorsi nazionali in cui ha piu' volte ottenuto premi e riconoscimenti. Si segnalano, fra gli altri, i primi premi al Concorso G.B.Cromer di Agna, al Premio di Marina di Ravenna, al Concorso Nazionale di Cupra Marittima, al Concorso di Monselice, al Premio Segantini ad Arco di Trento. Nel 2016 vince il primo premio al concorso di Fratta Polesine dedicato alla Natività. Da alcuni anni è protagonista al Premio Nazionale di Pittura FighilleArte ove è stato piu' volte premiato e ha riscosso apprezzamento da pubblico e critica. Numerose sono state le sue mostre personali e collettive in Italia e in Europa. Fra le altre si segnalano: la Collettiva al Circolo Artistico Piranesi a Jesolo e a Brolo Mogliano di Treviso, la Collettiva presso la Casa dei Carraresi, la Collettiva a Villa Farsetti di Venezia e a Villa Badoer di Fratta Polesine, le Mostre “Artisti per Nuvolari” e “Dalla terra alla tavola” presso il Museo Sartori a Castel D’Ario di Mantova. Molte sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, in Italia e all'estero. Fra queste due sue opere sono esposte in permanenza al Piccolomuseo di Fighille.

L'opera riprodotta nella cartolina (che l'artista ha donato al Piccolomuseo)  è la seguente:

l'opera della "Cartolina d'Autore 2016"
 In uno spazio breve  si affacciano all'unisono l'infinito della bellezza reale e di quella spirituale.  La luce diffusa, che abbraccia tutto il racconto, è trasparente e leggera come i mattini della giovinezza. L’opera di D’Ambrosi comunica dolcezza, ha la voce suasiva, è come brezza di una musica che suona soltanto per te.
 (Franco Ruinetti)

venerdì 16 dicembre 2016

Arte da....cani

Pubblichiamo questi due splendidi lavori ad acquerello degli artisti Fernanda Freddo e Francesco Paparozzi e cogliamo l'occasione per augurare un felice Natale a tutti gli amanti degli animali.....

Opera di Francesco Paparozzi
Il solo posto al mondo in cui si può incontrare un uomo 
degno di questo nome è lo sguardo di un cane. Romain Gary

Opera di Fernanda Freddo
Egli sarà tuo, fedele e sincero fino all’ultimo battito del suo cuore.
Ciò che tu gli devi è di meritare tanta devozione.
Anonimo

giovedì 15 dicembre 2016

Visti al museo (151) - Rapiti

  
L'artista Maurizio Rapiti fra i protagonisti del Piccolomuseo di Fighille, sarà protagonista, dal 16 dicembre 2016, di una importante mostra personale presso la Sala Consiliare del Comune di Cerea (Verona). La mostra sarà l'occasione per presentare la sua piu' recente produzione artistica.

 

lunedì 12 dicembre 2016

Gli spilli di maneglia (224)



Con il Natale alle porte, nel PD è tempo di regolamento di conti (che non tornano)...!! 
 

domenica 11 dicembre 2016

Opera della settimana (219)


L'opera selezionata per questa settimana è dell'artista Pietro Crocchioni:
 


sabato 10 dicembre 2016

Un testo critico di Franco Ruinetti sull'arte di Mario Baragli



Mario Baragli
I colori della poesia

Non c'è pittura senza il disegno” scrisse Annigoni nel suo Diario  e questa verità, anzi questo assioma si evidenzia nelle opere pittoriche di Mario Baragli, il cui segno è attento, dice tutto della realtà che rappresenta ed interpreta senza alcun cedimento al calligrafismo. Si svolge fluido, spontaneo, facile come il respirare. E' sempre rispettoso del soggetto perché l'autore ha una cultura saldamente radicata nella classicità, non avverte l'urgenza di procedere oltre l'apparire e la tradizione. 
Il genere, se vogliamo definirlo, cosa tra l'altro non necessaria, è, a pieno titolo,  'figurativo',  però ogni classificazione risulta limitativa, d'altronde, in diverse sezioni dei lavori perfino l'astratto viene alla mente, come ad esempio guardando le articolazioni dei rami spogliati dall'inverno (Quercia a Montevicchi, 2005) oppure soffermandoci sulle ombre frastagliate e distese in uno specchio d'acqua (Riflessi sul Tevere, 1997) che sembra nascondano memorie smarrite e ricordano la casualità di Pollok, la dinamica gestuale di Vedova.

Riflessi dul Tevere  - 1997 - cm 36x36
Il disegno, rapido, coglie la prima luce dell'ispirazione e resta la base del dipinto; è la traccia di un embrione generalmente coperta dal colore, ma che un occhio esercitato riconosce nelle proporzioni, nell'equilibrio della composizione. L'intera produzione artistica di Baragli è la riprova di una appropriata, felice agilità disegnativa.

Baragli dipinge dal vero. I paesaggi, frequenti, sono realizzati o almeno impostati all'aria aperta, sul posto. Molti gli acquerelli. Per essi ha conseguito premi e riconoscimenti anche all'estero. Certe declinazioni della luce, trasparenze e velature parlano di sensibilità e talento rari, che invitano a restare. Le vedute per le quali si avvale di questa tecnica sono  eteree, quasi levitanti, mentre gli scorci eseguiti con il linguaggio dell'olio hanno una maggiore concretezza e tuttavia sono ugualmente interessanti. Di norma le cromie  non salgono alle vertigini degli acuti ed è pur bello perdersi nelle mescolanze e nelle loro dissolvenze.

Si può dire che i motivi rappresentati sono  familiari, appartengono all'esperienza comune delle genti del luogo. I dipinti parlano dei panorami che si stendono sulla vallata, della cittadina di Sansepolcro sotto un manto di neve, delle fiere di mezza quaresima e così via.

La pratica di pitturare all'aperto evoca il grande capitolo dell'impressionismo, ma con esso il Nostro ha in comune solo la fedeltà al vero e l'esigenza di andare fuori, lasciare i muri di casa. Quel movimento di fine '800, che ha prodotto una straordinaria rivoluzione culturale è una festa smagliante di colori (Jean Cassou). Gli acquerelli e gli oli di Baragli, invece, non fanno chiasso. Ogni suo paesaggio è uno stato d'animo. Egli è un intimista.

I paesaggi, le tante nature morte, che sembrano riposte nei segreti della solitudine, conducono nelle alture del silenzio. E sul greto del torrente, come nell'oblio di una mulattiera, in un girotondo di bambini, sulle brocche di rame o di terraglia, sui vetri sparsi di un fiasco rotto si avverte qualcosa di magico. Che è poesia.

Nevicata - 1985 - cm 34x25
Nei rami nudi e tortuosi di una pianta e nei grovigli del sottobosco (Quercia a Santarsa, 1988)  insiste un fascino, si direbbe arcano della realtà. Motivi come questi potrebbero facilmente indurre a considerare la natura sofferente. Invero l'intonazione generale non è disperante. La bellezza lega alla vita. Si ha l'impressione che l'arte si rivolga al tempo perché produca una sosta, nella quale fermare e rappresentare l'emozione. Ciascuno scorcio e panorama è intensamente vissuto. Di essi restano sulle tele i ricordi, lembi del passato, con l'alone della nostalgia. 

Quercia a Montevicchi, Gennaio - 2005 - cm 37x37
Mario Baragli è un conversatore che apprezza la compagnia. E' un cultore della parola, il suo dire è  rappresentativo,  conciso, piacevole senza perdersi nei rivoli, però ama anche restare da solo, nel suo studio, fucina dell'arte oppure sotto i cieli delle stagioni.

Riconsideriamo le cosiddette nature morte. Sono tante e offrono combinazioni, composizioni, soggetti diversi e di varia natura. Ogni quadro pare presenti un angolo della casa, forse della soffitta, dove sostare immersi nella luce morbida, accesa in qualche accento sulle rotondità della frutta o dei metalli, che brilla brevemente quando incontra le superfici curve di bicchieri o bottiglie di vetro.

Lepre e beccacce - 1998 - cm 60x70
Nel settore delle nature morte si annoverano i molti dipinti sulla cacciagione. Ecco Lepre e beccacce (1998) appesi per le zampe ad un sostegno, Starne (1987), Germani reali (1992) e molti altri volatili. Di certo chi è avverso alla caccia potrà storcere il naso, ma al proposito è giusto rammentare il Bove squartato di Rembrandt, “Così ingrato come soggetto, così ammirevole come pittura” (Marangoni). Quegli sfondi neutri, dai colori aeriformi commisti, inducono ad orientare l'attenzione sugli argomenti protagonisti, sugli spenti animali dai piumaggi quali vesti fatte con suggestive armonie cromatiche.

Quercia a Santarsa - 1988 - cm 36x36
Infine riconsideriamo i paesaggi e tra essi quelli delle nevicate. Baragli con tali opere rivive e sa farci rivivere intatti gli stupori di quando eravamo fanciulli. Il suo bianco è un silenzio immenso, tensione verso la purezza, luce incantata di un mondo surreale, con l'orizzonte vicino, indecifrabile, come se nascondesse il dopo.

Note sull'artista:

Mario Baragli visto da Riccardo Lorenzi
Mario Baragli nasce a Sansepolcro (Arezzo) il 25 febbraio 1919.
Un anno dopo aver conseguito la maturità classica, si arruola nell'esercito. E' il 30 agosto 1919. Di lì a un giorno scoppia la seconda guerra mondiale che lo vedrà impegnato in prima linea come tenente del 183° Reggimento Paracadutisti “Nembo”, poi Gruppo Combattimento “Folgore”. Quando nel 1945 ottiene il congedo, ha già conseguito la laurea in giurisprudenza che gli permette di esercitare fin da subito la professione di avvocato. Durante i suoi 50 anni di attività legale, Baragli si impegna attivamente anche in politica: ricopre l'incarico di Sindaco di Sansepolcro dal 1946 al 1950 e quello di Consigliere provinciale per quattro legislature. Fin da giovanissimo si dedica alla pittura, allestendo la sua prima mostra nel 1945. Da allora le sue opere sono state esposte in numerose esibizioni, in Italia e all'estero. In particolare si ricorda la sua partecipazione nel 1993, unico artista italiano, all'annuale “Summer Open Exibition” di Londra, organizzata dalla Royal Watercolours Society, presieduta dalla Regina d'Inghilterra.