mercoledì 3 dicembre 2014

Aggiornamento schede artisti museo 2014 (13)


Stiamo provvedendo all'aggiornamento delle schede degli autori presenti nel museo e all'inserimento delle schede dei nuovi autori inseriti dopo il concorso di pittura 2014. Qui è reperibile la scheda dell'artista Fabrizio Filippi:


 FABRIZIO FILIPPI

martedì 2 dicembre 2014

Piccolomuseo / Le donazioni 2014 (8)

 

E' con grande piacere che comunichiamo una nuova importante donazione per la collezione del piccolomuseo di Fighille. 


L'artista Dario Polvani di Arezzo ha donato al museo un'opera grafica raffigurante un caratteristico scorcio di Anghiari, che va ad impreziosire la già importante dotazione di sue opere conservate nella nostra collezione. All'artista va la riconoscenza della nostra associazione.
Ecco riprodotta l'opera donata al museo:



lunedì 1 dicembre 2014

Gli spilli di maneglia (115)



In un clima di astensionismo dilagante che la dice lunga sulla disaffezione degli italiani per i "politicanti-nostrani", alle elezioni regionali Renzi porta comunque a casa il risultato...in attesa di nuovi e migliori "schemi di gioco" !

domenica 30 novembre 2014

Opera della settimana (128)


L'opera selezionata per questa settimana, che ci introduce all'inverno, è dell'artista Franco Vannini:


sabato 29 novembre 2014

Aggiornamento schede artisti museo 2014 (12)


Stiamo provvedendo all'aggiornamento delle schede degli autori presenti nel museo e all'inserimento delle schede dei nuovi autori inseriti dopo il concorso di pittura 2014. Qui è reperibile la scheda dell'artista Silvio Papale:

http://fighillearte.blogspot.it/2010/10/papale-silvio.html
SILVIO PAPALE

venerdì 28 novembre 2014

I quadri parlano.. (di Franco Ruinetti)

Ruinetti al piccolomuseo di Fighille....visto da Man


Il PiccoloMuseo è un punto di riferimento dell'arte militante perché raccoglie il fior fiore degli autori nazionali che si sfidano nei concorsi. “Piccolo” non è più. Sarebbe l'ora di ribattezzarlo col nome di “Museo del Pozzo”. Un pizzico di bizzarria non guasta nel campo dell'arte.

Io, questa istituzione, l'ho vissuta e la vivo quando la ripenso. 
Mi intrattengo con i quadri esposti, con i ricordi, con le foto dei cataloghi. Rivedo gli amici Bardeggia e Rinaldini, passati altrove, che continuano a destare emozioni con i colori ora altisonanti, ora velati, ora sotterranei. L'uno stimava l'altro, ma non poteva inchinarsi, erano ambedue primi, con linguaggi, stili diversi. L'arte e certi artisti vincono contro il tempo, non ne rispettano i confini.

Vedo quel quadro di Lima Amissao, persona mite, dal sorriso acceso di luce. Rappresenta uno scorcio realistico disperso in un ultimo giorno dell'anno triste e piovoso. Mi parla a larghe note della nostalgia, che batte dentro, per la sua Africa assolata, giovane, amara.

Vado avanti, senza seguire alcun ordine né alfabetico, né di merito, a braccio, con immeritate dimenticanze.



Incontro un dipinto di Nannucci, anche questo liberamente figurativo. Racconta la fine dell'estate. Lo sento, ci sono dentro. M'illudo che la bella stagione tardi a tramontare, ma le rondini sono partite per un'altra primavera. E io sarei andato con loro. Non importa dove.

Belli quei ciliegi biancovestiti di Mario Massolo, che non per niente ha vinto ripetutamente il primo premio al concorso di Fighille. Cadono copiosi, a pioggia, i loro fiori accarezzati dalla brezza, sull'erba dolcemente per non far rumore. Belli nel raccoglimento intatto trascorso da una preghiera recitata con la mente.

Nel museo, che sarebbe più appropriato dire pinacoteca, la maggior parte dei quadri si può inserire nell'ambito del genere 'figurativo', che non è speculare, ma personalizzato dalla singolare impronta di ciascun artista. Un olio su tela di Sangalli, suggestivo, propone alcune case di Fighille e sullo sfondo il monte, immersi in una atmosfera e distesi su scivolate azzurre stemperate nel celeste. Questo lavoro mi rammenta l'episodio di Cecco Beppe quando chiese ad un artista perché aveva fatto il prato azzurro e quello spiegò che lo vedeva così. L'imperatore rispose che allora non doveva fare il pittore. Ma non aveva ragione, come non l'aveva chi, molto dopo, parlò di arte degenerata.

A volte capita che mi balzi in mente insistente quel rosso ora intenso come brace accesa, ora commisto ad una nuvola rada, scandito nel quadro in riquadri, di Jeanne Dettori, dal titolo “Mirage 9”. Non ha parole, è un cosiddetto astratto, rappresenta, per me, un ordito musicale. C'è il tamburo dal suono denso, cupo, che ha risonanze nel petto, mentre di sopra volano a distesa le note del clarinetto. C'è sangue e vita.



Mi si presentano le donne. Ovviamente quelle attaccate ai muri, dei dipinti. Sono sovente protagoniste. La vista indugia sul disegno di un nudo sfacciato, ma vestito di venustà e di indifferenza. E' di Gianni Mastrantoni. Il titolo non ce l'ha perché non ha importanza.

Eccole, quelle di Gianni Gueggia, sono la quintessenza dell'eleganza formale culminante sulle dita semiaperte, articolate delle mani, sui menti aguzzi, sulle piccole bocche. Sono Veneri celesti intoccabili e irraggiungibili.

Mentre le donne di Gianni Gueggia si avvertono concrete, sembra di averle incontrate da qualche parte. Risultano interpretate da un talento che non si sofferma sui dettagli. Mani grandi, teste tonde. I colori sono di uno spartito vigoroso. Le bocche appaiono chiuse eppure ti chiamano e sorridono, chiedono amicizia. Strane figure. Si vorrebbe conoscerle meglio.

Singolari le vele di Luciano Filippi. Salgono oltre la tela, lassù in alto, trasparenti sospiri del colore. Sono la poesia del mare e del cielo. Mentre il sole non tramonta sui paesaggi di Secondo Vannini, che cantano “Romagna mia” a piena voce.

I quadri parlano a tutti, in tutte le lingue, ad alcuni di più, ad altri meno. Importante è saper vedere, che, come asseriva De Goncourt, è il lavoro più lungo.



Mi passa davanti un lavoro di Giovanni Cagili. Lo fermo per una pur breve conversazione. L'ispirazione nasce dal paese di Anghiari, alto sulla collina e nella mente. Sembra volermi dire che la verità oggettiva è più bella quando si arricchisce con gli apporti della fantasia.

L'avvento della fotografia mandò in crisi la pittura, ma fu un bene, da allora molti artisti del pennello si sono allontanati più o meno dai modelli o soggetti. A metà strada tra la rappresentazione classica e la piena libertà inventiva c'è anche Franco Cartia con “Le grandi finestre sul lago”.  Sullo sfondo si affermano decisi i profili di alcune costruzioni, mentre sulla ribalta del primo piano insistono motivi multiformi illeggibili. L'armonia cromatica unisce saldamente il tutto. Ma cosa mi racconta questo lavoro? Mi suggerisce che è bello vivere, è bello il mondo anche se, in gran parte, siamo immersi nell'inconoscibile.

E c'è Enzo Maneglia con i suoi “scatoloni”, le vignette, le caricature, che ha sempre pronto lo scatto dell'umorista di razza. Devo dire poco di lui perché temo, come i suoi politici, cardinali e altri personaggi-pupazzi, d'essere preso per il naso e finire in un cassonetto per venire smaltito.

                                                            

Franco Ruinetti

giovedì 27 novembre 2014

Piccolomuseo / Le donazioni 2014 (7)

 

E' con grande piacere che comunichiamo una nuova importante donazione per la collezione del piccolomuseo di Fighille. 


L'artista Elio Roberti di Lavenone (Brescia) ha infatti donato l'opera di seguito riprodotta. Nei prossimi giorni pubblicheremo la scheda personale dell'artista a cui va la gratitudine della nostra Associazione.



mercoledì 26 novembre 2014

Gli spilli di maneglia (114-tris)




Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, intervistata da un noto Quotidiano di Milano, sottolinea l'esigenza di un cambiamento nel Pd. In caso contrario, non esclude la spaccatura.
Sembra risoluta e determinata...ma dove vuole andare? ...una bella domanda!.



Aggiornamento schede artisti museo 2014 (11)


Stiamo provvedendo all'aggiornamento delle schede degli autori presenti nel museo e all'inserimento delle schede dei nuovi autori inseriti dopo il concorso di pittura 2014. Qui è reperibile la scheda dell'artista Ermes Simili:

http://fighillearte.blogspot.it/2010/10/ermes-simili.html
 ERMES SIMILI

martedì 25 novembre 2014

Visti al museo (98) - Gulberti

  

Nel periodo dal 29 novembre al 13 dicembre 2014, l'artista Attilio Gulberti, torna protagonista di una nuova mostra personale presso la Galleria Bottega d'Arte di Arzignano (Vicenza) dal titolo "Atmosfere".


Ecco alcune opere dell'artista:



lunedì 24 novembre 2014

Gli spilli di maneglia (114-bis)



Le ultime dalle elezioni regionali in Emilia Romagna: ...hanno vinto in due, il centrosinistra e l'astensionismo. E' Stefano Bonaccini il nuovo presidente con il 49% dei consensi.... ed ora "i rosiconi" si domanderanno "è tutto oro quel che luccica!?"

Aggiornamento schede artisti museo 2014 (10)


Stiamo provvedendo all'aggiornamento delle schede degli autori presenti nel museo e all'inserimento delle schede dei nuovi autori inseriti dopo il concorso di pittura 2014. Qui è reperibile la scheda dell'artista Vittorangelo:

http://fighillearte.blogspot.it/2010/10/vittorangelo.html
 VITTORANGELO

Gli spilli di maneglia (114)



Si avvicina un rigido inverno e il clima politico non sarà da meno....si deteriora di giorno in giorno a colpi di continue polemiche, offese, rivolte, lanci d'uova....tutto eccetto qualcosa di utile e costruttivo !

domenica 23 novembre 2014

Opera della settimana (127)


L'opera selezionata per questa settimana è dell'artista Giorgio Di Gifico:


sabato 22 novembre 2014

Aggiornamento schede artisti museo 2014 (9)


Stiamo provvedendo all'aggiornamento delle schede degli autori presenti nel museo e all'inserimento delle schede dei nuovi autori inseriti dopo il concorso di pittura 2014. Qui è reperibile la scheda dell'artista Michele Inno:

http://fighillearte.blogspot.it/2010/10/inno-michele.html
 MICHELE INNO

Segnalazioni d'arte (140) - Donoratico

 

Segnaliamo questo Concorso di pittura organizzato a Donoratico in Comune di Castagneto Carducci....


venerdì 21 novembre 2014

Visti al museo (97) - Bardeggia

  

Nell'ultimo numero della rivista Ariminum è stato pubblicato un bell'articolo dedicato all'arte di Guerrino Bardeggia (1937-2004), il primo artista fondatore del piccolomuseo di Fighille, a cura del prof. Franco Ruinetti. Lo riproduciamo di seguito: 

IN MEMORIA DI GUERRINO BARDEGGIA, ARTISTA DI GABICCE

Guerrino Bardeggia: sono dieci anni ormai che è mancato. Ha lasciato un gran vuoto, anche in me che, soprattutto negli ultimi tempi, lo frequentavo e sentivo spesso. Era versatile, artista del colore e del segno, della materia e della parola: pittore, scultore, poeta. Anche nel conversare mai era leggero, le sue espressioni non avevano le fronde delle tante parole, erano originali perfino nella scherma dello scherzo. E' stato definito, con ragione, un solitario. S'immergeva nel gorgo del silenzio per assentarsi in esso, ritrovare così i propri ritmi del pensiero, le illuminazioni, per spaziare nel suo mondo e creare a spron battuto con una semplicità sorprendente. Qualcuno asseriva che andava in trance, al di là del presente. Ma, nello stesso tempo, amava la compagnia dei tanti amici, che per lui rappresentavano la diffusione della famiglia. Aveva stretto rapporti con persone di tutte le latitudini, in primo luogo con i pittori che andavano a casa sua, nell'officina dell'arte, che riconoscevano il suo valore, ai quali dava consigli e, non di rado, qualche 'zampata' sui loro quadri. Al proposito possiamo leggere, in una delle sue numerose poesie: “... Lasciatemi andare / con gli amici / di oggi / tra gli amici/ di ieri / andrò domani...”

Guerrino è stato un maestro anche di amicizia.

un piccolo dettaglio del Bardeggia conservato nel piccolomuseo di Fighille


Per presentare, interpretare, recensire l'arte di Bardeggia sono stati pubblicati libri, monografie, centinaia di articoli di giornale. Per vederlo meglio nella sua assoluta originalità credo opportuno riferire qualche riga scritta dall'acuto Carlo Munari: “Bardeggia non si rivolge alla cultura filosofica perché è estraneo a questa dottrina. Per contro egli agisce nel dettato dell'io profondo, esprime un contenuto dell'inconscio collettivo … incontaminato da grumi esterni, da incrostazioni intellettualistiche, da forzature esplicative”. Sulle stessa linea è la testimonianza di Lara Badioli: “...l'unica cultura, in queste opere, è la tua.” Lui ha professato di non essere “dotto” e viene da credere che non lo desiderasse. Così dice in una poesia: “...scarnifico / i miei sentimenti, / cerco la poesia / della poesia.”

L'artista spazia nel proprio universo, quello interiore dove, ripetendo l'assioma di S. Agostino, abita la verità.

Alla base di ogni sua realizzazione figurativa c'è il disegno. La linea, mobile è spesso sottile, veloce, volante. Talvolta è definitiva, non ha il complemento del colore. Essa è eloquente, ora sensuale nelle movenze femminee, ora ha il tremore del tormento, gli sbalzi dei singhiozzi, sennò si carica di pesantezza, come quando evoca il corpo di Cristo in certe deposizioni. Il disegno è sempre essenziale, la figura, in molteplici casi è solo allo stato embrionale eppure le sintesi, solo accenni, comunicano motivi compiuti, accendono risonanze di sensazioni indelebili.

un piccolo dettaglio del Bardeggia conservato nel piccolomuseo di Fighille


Chi è Bardeggia? E' stato definito in tanti modi, incasellato in questa o quella corrente. Però ogni alveo gli sta stretto, a nessuna maniera o che dir si voglia scuola, recente o antica, può essere associato. Ogni artista degno di tale qualifica traccia e percorre la propria strada. La sua è lastricata con la sofferenza, con la dolcezza struggente, col balenare della speranza, con la novità delle forme e dei colori, con la fede nel divino che neppure lo strazio degli orrori debilita o mette a rischio. Ha cercato Dio come l'amico sempre presente e fidato. Periodicamente sentiva incontenibile l'esigenza di disegnare o modellare Gesù Cristo. Così termina una sua poesia: “ … Le mie mani, / consumate a sangue / accarezzano / lentamente / la fronte di Gesù. / Un fremito / un sospiro / un brivido / un alito / … e … / risorge.”

Un motivo opprimente che talvolta lo assaliva era il mistero nel quale si sentiva perduto e nel quale è immersa la realtà. E' lo stesso mistero del Pascoli. Con lui aveva in comune, anche se in secoli diversi, gli anni scolastici trascorsi al vento di Urbino.

Nei quadri di Guerrino ogni argomento si afferma in primo piano, sulla ribalta del presente perché manca la distesa dell'orizzonte; talvolta c'è il sole, grande, anch'esso incombente.

La tematica appare inesauribile. Il suo impegno massimo si rivolge alla dimensione umana. E di essa pone in rilievo la sofferenza atroce, muta, lancinante. Denuncia la guerra, l'aborto, i soprusi, le lacrime nascoste dei bimbi, l'innocenza straziata, l'inquinamento. Ricordo: era il 21 marzo, San Benedetto. Mi disse di aspettare le rondini, che tardavano a venire,  ogni anno erano sempre meno e che la civiltà riuscirà a sconfiggere con le armi micidiali dei diserbanti , dei pesticidi. Era in ansia e quel giorno riempì il suo dipinto di uccelli, di cielo, ma anche col buio della notte e trame striscianti del rosso.

un piccolo dettaglio del Bardeggia conservato nel piccolomuseo di Fighille


I volti, le membra, le teste, sia dipinti oppure fatti di terra o col cemento non presentano indugi calligrafici, al contrario sono soltanto abbozzati perché non si riferiscono a questa o a quella persona, all'apparenza, bensì all'interiorità. L'artista traduce in immagini i sentimenti.

Mi sono fermato a lungo davanti alle sue opere. Non ho mai visto un sorriso, non quello di un bimbo, di una donna, di un angelo. Lampi di luce dardeggiano  su immagini crude, su mani dalle dita spalancate, che compaiono improvvise, sui petti scavati e c'è la scintilla di quell'occhio che ti scruta dentro, come un giudice intransigente, dal quale non scappi. Bellissimo.

Ecco i suoi colori. In questo settore dimostra una sensibilità e un mestiere straordinari. Sono sempre commisti per scivolare in modulazioni suggestive, per raggiungere le acutezze più accese. Il colore che sentiva di più è quel rosso rafforzato da un velo di giallo e non saprei da cosa altro, ora più ora meno tendente all'arancione. Viene incontro, nella maggior parte dei casi, a larghe libere stesure o macchie, difficilmente parcellizzato. E' sangue sui grovigli di visceri , è fuoco d'amore, è 'fragore' dichiarava Kandinskij. Il nero è un urlo che si perde nella valle dell'infinito, ancora più cieco e cupo, se non frastagliato, ma compatto, nel contrasto con altri spazi accesi di giallo, di rosso. Anche il bianco assume valori sempre nuovi. Ho presente un grande olio dal titolo “Innamorati”. I due protagonisti, abbracciati, sono nella solitudine di un bianco morbido, un letto sconfinato fatto di nuvole.

I suoi colori sono battenti, si scontrano, si placano in lunghe diluizioni. Ora si agitano in un ribollire che è turbinio materico e cromatico. “Annunciano passione, amore, anima, sangue, morte (E. Nolde)”.

un piccolo dettaglio del Bardeggia conservato nel piccolomuseo di Fighille


Insomma, quando si è davanti a tali opere, anche se oziosa, la domanda incalza. E' un figurativo o un astratto? Lui affermava che per essere 'astratti' prima è necessario essere figurativi, perché prima di rompere bisogna costruire. Risponde Storari: “Bardeggia infrange le regole e tutto diventa visione, poesia”. Le immagini, leggibili anche se  risultano dall'alfabeto di uno stile personalissimo, si accordano con la libertà di note cromatiche colte dall'istinto.

Altra domanda: Bardeggia è migliore come pittore o come scultore? La risposta è ovvia: è sempre lo stesso. Ha realizzato monumenti per luoghi pubblici di grande impegno, ha modellato il suo dolore esistenziale in tante forme sempre sorprendenti, che lasciano il segno.

Infine va chiarito che l'artista di Gabicce non è soltanto il cantore della disperazione. Vede il male e lo rappresenta, ma per condannarlo, per attraversare l'inferno e salire a Dio.

Il dolore fisico e morale, che Guerrino ha vissuto, la malattia, la fanciullezza rubata, nelle sue opere si levano alti come invocazioni e preghiere.

E ci sono i pettirossi. Un giorno mi disse di aspettare; in un battibaleno ne disegnò uno. Me lo regalò dicendo che anche lui avrebbe voluto togliere le spine dalla fronte di Cristo. Poi si vedono le colombe volare con le ali tese. Portano pace, portano dolcezza.

Guerrino Bardeggia manca, è andato altrove. Ma l'artista non muore, vive nelle tante opere che raccontano le luci della sua anima.
                                                                                                   Franco Ruinetti