Rassegna delle opere presentate al Premio FighilleArte2017 - sezione opere da studio......
venerdì 16 marzo 2018
giovedì 15 marzo 2018
Concorsi di pittura 2018 - Risultati (1) / Cesena
Si è svolta nei mesi scorsi, a Cesena, la 43° edizione del Concorso Nazionale di Pittura "La margherita d'argento" / 40° Trofeo Achille Medri. Come da tradizione importante la partecipazione degli artisti e grande il successo della manifestazione. Questi i principali premi assegnati per le varie categorie in cui si articolava il concorso:
PREMIAZIONE SEZIONE
GRAFICA-ACQUERELLO
1° premio - Felici Ugo
2° premio - Panzavolta Carlo
3° premio - Smirnova Tatiana /
Patat Francesca
PREMIAZIONE SEZIONE PICCOLO FORMATO
PRIMO PREMIO
Ido Erani, Giuliano Censini, Ugo Felici, Cirillo Murer, Giuseppe Fochesato
SECONDO PREMIO
EX AEQUO Raffaele Fiore, Bertelli Romano
PREMIAZIONE
SEZIONE PITTURA
PRIMO PREMIO EX AEQUOCarlo
Panzavolta, Civitarese Antonio, Paolo Fedeli, Giuliano Censini, Elio Carnevali,
Sandro Cellanetti, Marco Rosellini
SECONDO PREMIO EX AEQUO Murer
Cirillo, Silvio Zago, Alberto Zappa, Tosarelli Doriano
TERZO PREMIO EX AEQUO Gianpiero
Castiglioni, Finco Alberto, Fabrizio Filippi, Egidio Ghirlandi, Roberto Cheula
SUPERPREMI EX AEQUO Francesco
Costanzo, Fernanda Morganti, Casadio Roberto
PREMI SPECIALI
Targa Artistica “ Fiumana Nello” al
pittore Pace Marco(Teramo)
Targa artistica “ Bianchi
Lino” al pittore Maltoni Mauro (Forlì)
Targa artistica “ Santarelli Elio”
al pittore Gulberti Attilio (Montebello Vicentino Vi)
Trofeo Achille Medri al
pittore Bosello Gianluca(Cesena Fc)
La Margherita d’Argento
all'artista Cavedon Gianpiero (Thiene Vi)
Medaglia del Pontefice all'artista
Bedeschi Nevio(Faenza Ra)
mercoledì 14 marzo 2018
martedì 13 marzo 2018
lunedì 12 marzo 2018
domenica 11 marzo 2018
sabato 10 marzo 2018
Le cattedrali mai viste (di Luciano Filippi)
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| Luciano Filippi visto da Man |
Luciano Filippi
è un artista molto noto nell'ambiente artistico italiano per essere
ormai da decenni uno dei protagonisti dei principali concorsi di pittura
nazionali. Anche a Fighille è stato piu' volte premiato per le sue
splendide vele e per le sue cattedrali, tra l'altro presenti anche nel nostro museo.
Un'aspetto
meno noto della sua arte ma ugualmente meritorio di essere segnalato è
quello che riguarda la modellazione in ceramica delle sue cattedrali,
opere esposte in piu' occasioni a Rimini. Il risultato ci appare
ugualmente affascinante e degno di nota !
Ecco alcune foto.....
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| una cattedrale di Filippi in mostra a Rimini |
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| Filippi in posa con una sua cattedrale |
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| una cattedrale su tela |
venerdì 9 marzo 2018
giovedì 8 marzo 2018
8 marzo
Oggi 8 marzo festa della donna... lo ricordiamo con quest'opera dell'artista aretina Laura Serafini piu' volte protagonista al Premio di Pittura di Fighille e fra le voci piu' interessanti della pittura contemporanea.
mercoledì 7 marzo 2018
martedì 6 marzo 2018
lunedì 5 marzo 2018
domenica 4 marzo 2018
sabato 3 marzo 2018
venerdì 2 marzo 2018
Gli Amici...by Franco Ruinetti
Ho degli amici a Fighille,
giovani, di una generazione e mezzo dopo la mia.
Il maggiore comune interesse
che ci accomuna è il concorso di pittura.
Gino è un personaggio che ha nella
mente un balenare di idee. Presso la scuola, lì a Fighille, rispettando
l'identità del luogo, riassumendola, ha realizzato un salotto all'aperto con la
statua de La Temperanza al centro. Da anni pubblica un settimanale on-line
molto seguito. Sua moglie Catia è auriga e collaboratrice.
Marcello è uno che ha pochi spiccioli, preferisce il fare al
dire. Una volta, quando gli dettavo delle motivazioni critiche da battere al computer,
sbottò: “Sono tutte litanie”. Sua moglie, la Sara, è dolce e decisa. Tutti i
giorni salta l'Appennino per incontrare i suoi alunni.
Sandro, per l'anagrafe Alessandro, è ingegnere, politico locale,
mister della squadra di calcio, atleta a tempo perso. Con la Silvia forma una
coppia che sembra ancora in luna di miele. “L'uno più bello dell'altra”, disse
una pittrice, poi aggiunse: “E viceversa”.
Quando capito a Fighille, per la strada, al bar o al
supermercato, sicuramente incontro Ivano. E' da tutte le parti come il
prezzemolo. Mi fa piacere scambiarci qualche battuta. Con lui è subito festa.
Ormai raramente vedo suo fratello Leo, che pure conosco da
quando era ragazzo e, con la bicicletta a marce ridotte, s'arrampicava sui
monti. Ricordo che in una mattinata limpida, salito a piedi fino verso la
Spinella, per l'urgenza di una minzione, m'ero appartato dietro l'esultanza del
biancospino. Leo comparve d'improvviso, fece una frenata e, dall'altra parte
della siepe, svolse la stessa funzione. “Per solidarietà”.
Oltre che degli autoctoni dovrei parlare di numerose altre
persone provenienti da ogni latitudine, che incontro nei giorni dell'annuale
rassegna. Con tutti, complici gli scherzi e l'arte, si stabilisce confidenza.
Fighille, per me, è l'oasi dell'amicizia. Ma non li nomino perché sono troppi.
Però devo ricordare Michele, che è membro della giuria del
concorso. E' un'enciclopedia vivente delle tecniche pittoriche, prezioso per lo
studio, lo scandaglio dei dipinti.
Ho altri amici a Fighille. Sono coloro che hanno dovuto cambiare
residenza e guardano dall'alto le loro case, la valle. Talvolta vado a
trovarli, così riaccendo il passato.
Italiano è stato il primo che conobbi in questo pizzico di
paese. Avevo forato una gomma proprio davanti al cancello della sua casa. Lui
mi aiutò, poi volle che facessimo merenda insieme con le salsicce sotto olio,
che così buone non ne ho più mangiate.
E' l'amico che ha intravisto appena
l'alba del terzo millennio.
Lassù, sulla collina, gli tiene compagnia Americo, che ha
lasciato in eredità il lavoro a molte persone. Tra l'altro inventò la rassegna
pittorica, che oggi è tra le più longeve e frequentate in Italia.
Italiano e Americo: li vedo ancora. Nel silenzio.
Franco Ruinetti
giovedì 1 marzo 2018
Spigolature nei nascondigli del passato (by Franco Ruinetti)

I ricordi ad una certa età
(terza o, ancor più, quarta, così si definiscono i vecchi, con garbata
circonlocuzione eufemistica) s'accendono nella mente, prendono per mano,
rappresentano la retromarcia del tempo. Sono il ripasso degli episodi, vengono,
si spengono, e, quando meno te l'aspetti, tornano. Ecco, al proposito, la
Luana. Frequentava al Borgo la seconda liceo. Anch'io ero studente, ma più
spesso assente che presente alle lezioni. L'aspettai quasi tutti i giorni
d'aprile all'uscita dalla scuola cercando di mettermi in vista a cavallo di
quella Gilera vecchia, riverniciata di rosso fiamma e con i capelli impiastrati
di brillantina solida. Infine mi feci coraggio e le parlai. Fu subito carina e,
dopo una settimana fissammo un appuntamento per il pomeriggio. Venne.
Attraversammo in moto la valle piena di sole e di contentezza, quindi sostammo
nel piazzale davanti al Santuario di Petriolo e, mano nella mano, veleggiammo
dall'Alpe della Luna al Monte Catria. Entrati in chiesa, ci inginocchiammo. Ero
al centro del silenzio e del mondo.
Le sussurrai un nugolo di parole, che non
ricordo, mentre non ho dimenticato che ad un tratto le proposi: “Ci sposiamo?”
“C'è tempo”, rispose. Ma io insistetti: “Qui e subito, abbiamo come testimoni i
santi e gli angeli, che valgono più di qualche bellimbusto. Questo è un
matrimonio senza pranzo, né torta, segreto, ma per sempre”.
Ci abbracciammo commossi. Io
almeno lo ero profondamente.
“Va
bene, siamo sposi a nascondino”.
Qualche giorno dopo eravamo in
un praticello tra le ginestre accese di verde e di giallo su una sponda del
torrente Afra. Lei diceva con risolutezza che dovevo legarmi le mani.
“Sono
prigioniero d'amore, ma senza catene”.
Allora d'improvviso s'alzò,
tornò a casa a piedi e io rimasi come un baccalà. Così, solo dopo una
sessantina di baci (questo fu il mio rendiconto), finì il nostro matrimonio
indissolubile. Non tornai ad aspettarla all'uscita dalla scuola anche perché
fui centrato in pieno da un colpo di fulmine, con la coda di cavallo, nera come
l'inchiostro di china e come gli occhi dai luccicori improvvisi, che si
chiamava Laura. Dopo un breve corteggiamento e ripetute insistenze la condussi
al bar dove, pagando un gelato ed un caffè, dilapidai i miei averi, infatti io
non partecipavo proprio alla festa del boom economico. Quindi ci avviammo in
moto verso il Tevere. Volevo ripetere il sacramento a Petriolo. Per prepararlo
feci sosta a San Leo, nello spiazzo davanti al cimitero. Ma, quando m'avvicinai
e capì le mie intenzioni, che, in verità, non erano troppo spinte, mi sferrò un
pugno condito con parolacce. Ero impacciato, non sapevo come nascondermi,
mentre un uomo fermo sulla bicicletta, con un piede piantato per terra, ci
guardava muto. Feci fatica a calmarla e a restituirla al Borgo.
Questo fatto mi ferì e mi inibì
almeno per un paio di mesi. Il tempo, anche poco, guarisce certi malesseri, e
poi m'aiutò Charlie Chaplin perché incontrai, non rammento dove, un suo
aforisma: ”Un giorno senza un sorriso (di una ragazza) è un giorno perso”.
Infine mi imbattei in quella che sposai davanti ad un prete vero, tanto vero
che pesava un quintale e mezzo.
Questo matrimonio dura ancora,
cioè da una sessantina di anni. E' fuori moda, considerato che nell'era
corrente sono sempre di più le separazioni e le libere unioni. Io e mia moglie
abbiamo fatto tutte le battaglie, gli armistizi e i trattati di pace che si
trovano in un libro di storia.
Ma non ci siamo mai arresi.
Franco Ruinetti
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