lunedì 9 marzo 2020
sabato 7 marzo 2020
venerdì 6 marzo 2020
Un'opera di Maura Mattiolo entra nella collezione del Piccolomuseo di Fighille

Una bella notizia in questi tempi difficili. La
stagione 2020 del Piccolomuseo di Fighille si apre con una nuova acquisizione
per la collezione. Si tratta di una pregevole opera dell'artista Maura Mattiolo che ringraziamo per
l'apprezzamento ed il sostegno che ha riservato alla nostra iniziativa museale. L'artista nata e cresciuta a San Martino di Lupari
(PD) vive e lavora in Polesine.
Ha voluto riservare al nostro museo l'opera dal titolo "Ed è subito sera" con cui ha vinto il primo premio, giuria e pubblico, al concorso Città delle rose di Rovigo nell'anno 2018:
Ha voluto riservare al nostro museo l'opera dal titolo "Ed è subito sera" con cui ha vinto il primo premio, giuria e pubblico, al concorso Città delle rose di Rovigo nell'anno 2018:
L'opera donata da Maura Mattiolo diventa cosi' la n.209 del catalogo generale del museo.
L'artista ha studiato in Italia con i maestri Silvio Iaconis, Silvio Zago e Roberto Cheula, ed a Berlino con il maestro Andreas Kramer. Da subito predilige l’informale e l’astratto. Lavora prevalentemente sull’effetto cromatico, le piace che sia il colore a suggerire la forma , che è sempre poco presente nei suo lavori. La sua pittura nasce da uno stato d’animo, racconta emozioni, ottenute dal forte contrasto dei colori e richiede che l’osservatore abbia voglia d interpretare.
Ha al suo attivo diverse personali e collettive, partecipa alle fiere d’Arte, ai concorsi in Italia e all’estero.
Cosi' Lauretta Vignaga introduce alle sue opere: "Maura
Mattiolo ama l’indefinito, l’astratto che affida alla ricchezza della tavolozza
e alla fusione delle cromie il compito di ‘suggerire’ situazioni, far
immaginare paesaggi e luoghi attraverso linee e tocchi di pennello fissati
nella mente da esperienze precedenti di contatto con l’arte”.
A questo link sono disponibili note biografiche piu' dettagliate.
A questo link sono disponibili note biografiche piu' dettagliate.
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| L'opera esposta a Rovigo |
giovedì 5 marzo 2020
mercoledì 4 marzo 2020
martedì 3 marzo 2020
Dal ristorante alla felicità (by Franco Ruinetti)
Ci fermiamo, io e mia moglie, come
qualche altra volta, ad un ristorante sull'Appennino toscano.
"Che fortuna professore
rivederla! Ma ha ordinato?"
Il proprietario-cameriere era stato
mio alunno alla scuola superiore.
"No, siamo qui per caso, non era
nostra intenzione..."
"Mi dispiace, non ho un tavolo
libero, però potrei sistemarvi in quel tavolo laggiù, vicino alla finestra, con
altre due persone."
"Va benissimo, staremo in
compagnia."
Ci presentiamo: "Franco, Franca,
Laila, Roberto. Piacere, piacere". Ci sediamo.
Lei è bella fuori misura, una
giovinezza che abbaglia, lui scuro, è la sua ombra.
Laila risponde al telefonino e parla
mentre mangia, parla mentre beve; io mi sento a disagio, guardo mia moglie che
mi guarda, guardo Roberto che guarda lei e dondola la testa in segno di
continua approvazione, d'altronde non può fare altro perché le ombre si muovono
solamente, non hanno le parole.
Laila è tutta impostata come in una
continua recitazione e, per me, tanta avvenenza perde qualche colpo. Ma come
parla! Tra tutti quegli 'o cappa, o cappa, okay', la sento pronunziare 'non mi
tange' e poi tira fuori 'il mio ego'. La consecutio temporum e la logica fanno
sobbalzi paurosi. Comunque devo riconoscere che la bellezza resta, è un valore.
Cerco di non ascoltare. Mangio, ma, pure non volendo, non posso fare a meno di
tendere l'orecchio.
"Sono felice, troppo, troppo, tro
oppo felice."
Tanta gioia mi trasporta in una festa
paesana dove scoppiano i palloncini colorati come una gragnola di botti a capo
d'anno. Ho anche pensato che, se si spostassero i secoli, una giovane donna
così dovrebbe sposare Giacomo Leopardi. Però, dopo che è trascorsa l'idea di
fare il paraninfo, mi si è presentato il ricordo di una poesia, non fortunata
quanto meriterebbe, di Guido Gozzano.
Verso la fine del pranzo si presenta
il mio ex alunno in giacchetta bianca:
"Cosa vi porto: dolce, frutta,
caffè?"
"Niente, passiamo dalla cassa,
abbiamo fretta... grazie della compagnia."
Prodigio: l'ombra parla: "A rivederci."
Tornando in macchina verso casa, mia
moglie dice che le sembro lontano, chiuso nel silenzio.
"E' vero, le rispondo, cerco di
recuperare L'isola non trovata, che mi è albeggiata
davanti quando la Laila si è dichiarata troppo contenta, troppo..."
"Beata lei! E' giovane, bella, ha
la salute, l'appetito, ha un compagno che pende dalle sue labbra!"
Mezzo secolo fa avevo letto e
periodicamente riletto quella poesia discorsiva. Ora, verso dopo verso,
richiamata dalla circostanza, mi si ripresenta, non intatta perché nella fatica
di superare la lunga via del tempo ha perso (o meglio: ho perso) le rime. Parla
dell'isola della felicità, 'troppa' per la commensale, impossibile per il
poeta, il quale attesta che il re del Portogallo la regalò al cugino re di Spagna.
Quindi i sovrani cercarono di raggiungerla, ma questa, sospinta dal vento,
veleggiava scivolando sul mare, così che ora sembrava vicina, poi appariva
lontana, in fondo all'orizzonte. I due parenti monarchi non si arresero e non
hanno mai smesso di inseguirla.
Essi sono i protagonisti di un
racconto fresco come una fiaba, nello stesso tempo reale e surreale.
A Gozzano si sono ispirati, hanno
fatto eco, altri successivi cantori come Bennato e Guccini. Per loro tale
sentimento, sorriso della vita, è illusione, mentre, mi rammento che, per la
Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti, è un diritto di tutti.
Ho ancora presente la giovane
dirimpettaia a pranzo, la porto nello schermo della mente. Forse non è una
sciocca; sarà probabilmente più seria di certi personaggi famosi? E' una
persona che sogna ad occhi aperti, è poetessa oppure svolazza sulla
superficialità?
Io credo che la felicità esiste, è una
amica che ogni tanto incontriamo.
Tutti siamo navigatori col desiderio
di approdare nell'isola, fosse anche solo uno scoglio, sospinta dal vento e la
raggiungiamo per riprendere il fiato, poi di nuovo ci ritroviamo
sbalzati tra le onde a lottare con affanno, certi di poter vivere ancora
qualche altro dono azzurro, sereno.
E' un'isola preziosa, non è vero che
non c'è. C'è. E' cercata con indomito istinto dalla speranza, che la trova. Ma
la bonaccia dura poco.
Franco Ruinetti
lunedì 2 marzo 2020
sabato 29 febbraio 2020
venerdì 28 febbraio 2020
giovedì 27 febbraio 2020
mercoledì 26 febbraio 2020
martedì 25 febbraio 2020
lunedì 24 febbraio 2020
Annullamento concorso La Margherita d'Argento di Cesena

Gli amici del Comitato organizzatore del concorso La Margherita d'Argento di Cesena ci richiedono cortesemente la pubblicazione del seguente comunicato stampa:
"Il comitato organizzatore del 45^ Concorso nazionale di pittura La Margherita d'argento di Cesena comunica di aver annullato il concorso in quanto il Governatore della Regione Emilia-Romagna ha vietato con una ordinanza, emessa il 23 febbraio, qualsiasi forma di aggregazione pubblica o privata nei vari centri della regione stessa.
Il comitato inoltre farà
sapere se la 45 ^edizione del concorso si svolgerà entro il 2020."
Per il comitato organizzatore.
Marco Fiumana
Marco Fiumana
sabato 22 febbraio 2020
venerdì 21 febbraio 2020
Un incontro singolare al Concorso di Fighille (by Franco Ruinetti)
Camminavo
lentamente passando e ripassando in tutte le stanze dov'erano esposti centinaia
di dipinti dell'annuale rassegna di pittura. Di tanto in tanto mi fermavo, mi
pareva che questo o quel quadro mi chiamasse per accendere la mia attenzione,
raccontarmi i contenuti, ragionare insieme. Cercavo di individuare il dipinto
più valido da proporre agli altri componenti della commissione giudicatrice
come primo premio. Quando, ad un tratto, un signore, che non permetteva di
passare inosservato, mi prese per un braccio:
"Questo
è il migliore."
Così dicendo
mi indicò l'opera lì davanti, che era sul cavalletto, un 80 x 100. Ma,
prima che su quel lavoro, posai lo sguardo su di lui, persona di media taglia,
come me, di media età, vestito fumo di Londra, con cura, ma con un cappello
dalle larghe tese a dir poco eccentrico. Era di vari colori stemperati su una
base lievemente fumigante di grigio.
"Scusi,
gli chiesi, ci conosciamo? Lei chi è?
"Sono
l'estimatore dell'arte astratta."
"Infatti
il suo copricapo assomiglia al suo quadro..."
"Non
sono io l'autore... Indosso questo indumento in occasione dei concorsi che
frequento... E' come una bandiera, un omaggio all'arte che non ha parole, vale
a dire priva di immagini decifrabili, ma che dice tutto..."
L'estimatore
aveva ingranato la marcia: Io non sapevo staccarmi da lui, che m'incuriosiva e
mi pareva esprimesse sensibilità, competenza.
"Tutti
andiamo verso l'astratto, dal quale siamo venuti: astrarre vuol dire tirare
fuori: perdiamo la materia, rimane l'anima. Anche lei, cioè tu, diamoci del tu
così siamo più vicini, anche tu ami questo genere d'arte?"
"Io amo
le donne..."
Ero
frastornato, avevo cercato di scantonare nello scherzo, ma lui fece finta di
non sentire e continuò la sua filippica.
"Questo
quadro t'invita ad andare oltre, a creare, anzi a concreare, è musica che si
vede, non è copia dell'esperienza, ma esperienza e, se tu sfogli quanto ho
detto, trovi Kandinsky, trovi Ruthko, perché sei esperto, altrimenti non
saresti presidente del concorso..."
"Noi
della giuria sediamo attorno ad una tavola rotonda, così non esiste il
capotavola e siamo tutti presidenti."
"La
realtà concreta sfocia nell'oceano del mistero, il soggettivo assurge
all'universale. I colori ondeggiano, rilucono..."
"Scusami,
devo andare."
Mentre mi
allontanavo con recitata fretta mi ricordò:
"Questo
è il primo premio... Capito?"
Le persone
che erano intorno ci guardavano.
Un mio amico
mi disse:
"Non dargli
ascolto, quello era il più bravo del liceo, ma gli è venuta la testa zoppa dal
rifiuto della astrattista."
Questa
rivelazione mi rattristò. Lo so bene: un amore non corrisposto può essere
devastante soprattutto nell'adolescenza. Conosco un uomo, che fin da quando era
giovanissimo, passa e ripassa, a tutte le ore, per la mia strada, si ferma
davanti alla casa dell'amata che fu sorda alle sue insistenze e non abita più
lì da oltre vent'anni. Tira fuori dalla tasca, in fretta, il telefonino fa
finta di telefonare. Si dichiara figlio del presidente della repubblica.
Dopo un pò
ero di nuovo nei pressi dell'estimatore, che mi guardò con insistenza. Allora
lo rassicurai:
"Non ti
preoccupare, ho capito tutto."
La sera io
non mi fermai alla lettura del verbale, quando venivano dichiarati i vincitori.
Non mi piace assistere ad eventuali contestazioni. Quella pittrice non risultò
prima in graduatoria, ma ottenne comunque un premio importante dovuto in primo
luogo al suo talento, certamente anche al mio maturato interessamento e, non
ultimo, per merito del cappello a colori.
Franco Ruinetti
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