lunedì 11 maggio 2020
venerdì 8 maggio 2020
giovedì 7 maggio 2020
martedì 5 maggio 2020
Nel pensatoio (by Franco Ruinetti)
NEL PENSATOIO
Mia moglie legge i gialli, li compra all'ingrosso. Ho preso in mano quello che la impegna attualmente. Si tratta di una vicenda triste che si svolge in 600 pagine, dal peso di un chilo e cento. Invece a me questo versante della letteratura non piace perché non mi divertono i morti ammazzati. Ma una volta mi sono cimentato per conoscere quel mondo. Quando sono giunto a metà già gli omicidi erano più di quelli della Uno Bianca. Cotanto lutto mi ha dissuaso dal proseguire. E ho presto dimenticato quella trama articolata, da parte mia incompleta, mentre ricordo bene un fatto marginale, cioè che il detective si appartava nel 'pensatoio'. Non sapevo che questo potesse esistere, ma scoprii di avercelo anch'io. Però il mio, più precisamente era e continua ad essere anche il rammentatoio, che è seminascosto nell'angolo della camera da letto perduto nell'ombra, a finestra chiusa, dove, dopo aver pranzato, mi abbandono nella poltrona. Raramente mi perdo nel sonno. Nell'alato leggero dormiveglia mi compaiono talvolta delle riflessioni, ma perlopiù dei cortometraggi della memoria con gli scorci del passato. E certi avvenimenti, scene, li ripasso forse perché non scivolino nella cecità della nebbia.
La
Laura
Nell'ora della siesta, affogato nel silenzio e nell'abbraccio della poltrona, sono disperso nell'immobilità, ma la mente non riposa. I fatti più o meno lontani rompono il buio. Ecco, mi rivedo a studiare con la Laura, l'unica con la quale ho provato a studiare in tandem. In casa c'era il gatto certosino acciambellato sul divano. Si stava gomito a gomito con i libri sul tavolo. 'Soli eravamo e senza alcun sospetto.'
"Che
fai, t'incanti?"
La
guardavo, ma fingevo d'essere assente, lontano col pensiero, mentre mi
stropicciavo il mento. I suoi capelli neri, un po' mossi, lanciavano riflessi,
schegge di bagliori improvvisi e mutevoli.
Lei
leggeva a mezza voce, riflessiva. Poi obiettò: "Ma come scrive questo qui:
-inobliabile!- E' una parola evasa dal secolo scorso...."
"Lascia
perdere, chi parla così è uno che la sa lunga."
Si
studiava, perlomeno si leggeva sul libro della letteratura Le
confessioni di un italiano.
"Facciamo
così, comincia te, ripeti quello che ho letto."
Ma io
ero interessato ad altro.
"Mi
piace pensare che la Pisana avesse i tuoi occhi."
"Cosa
hanno i miei occhi?"
"E
la tua bocca", insistetti.
"Anche?
Cos'ha la mia bocca?"
"Sono
un invito e una delusione."
"Delusione!?
Tu vai a spasso con le parole, non hai voglia di studiare."
"Ho
voglia di baciarti."
Mi
pentii subito di avere fatto una richiesta fuori luogo, rimasi muto guardando
nella finestra spalancata il giorno che moriva dissanguato. Aspettai una
reazione. Che non venne. Quindi ripresi coraggio, azzardai.
"Soltanto
sulle labbra, la brezza di un bacio, lucciola d'amore."
"Soltanto?
Giura."
"Lo
giuro"
Mantenni
la promessa. Quasi. Perché la mano fece una corsa sotto la gonna.
"Eh,
no! Questo non era nei patti", esclamò scansando quella mano.
"Hai
ragione, ti chiedo scusa, ma l'istinto acceca la ragione, non me ne sono
accorto."
"Ora
vado a casa, non ce la faccio più a studiare."
Ci
alzammo per uscire. Ma prima di aprire la porta:
"Ah,
fece la Laura portandosi la mano alla fronte come per sottolineare di essersi
ricordata di una cosa, ti restituisco la tua lucciola."
Quindi
se ne andò, senza fretta, mentre io ero lì completamente imbambolato.
Il
giorno dopo non andai a scuola. Mi presi un anno sabbatico, anche di più.
Rividi la Laura dopo tre o quattro mesi nella via Maestra del paese.
Passeggiava sottobraccio ad un giovane robusto, palestrato. Parlava e rideva.
Quando fummo vicini si girò verso di me con disinvoltura e strizzò l'occhio. Io
mi sentii imbambolato come allora, ma risentii anche la dolcezza trafugata
dalla mia mano nel tepore che covava sotto la gonna.
Poi,
mezzo intorpidito, nella poltrona, ho saltato in lungo alcuni decenni per
incontrarla al supermercato. Quella volta feci una figuraccia perché lì per lì
non la riconobbi. Fu lei a chiamarmi.
"Come,
non mi riconosci?"
"Ma
certo, sei sempre uguale, il tempo per te non passa."
Mi
esibii in bugie galanti. Quando, d'improvviso, mi si accese un lampo della
memoria.
"Ricordo
la lucciola."
"Fu
bello, speravo che non mi lasciassi andare, ma tu non insistesti."
Non
sapevo cosa rispondere Mi sentivo ancora una volta imbambolato. Quella ragazza,
quella donna, certo senza volerlo, mi annullava il senno.
Ecco:
le cose sono andate così, come ho riferito e ne ho tratto la conclusione,
spicciolo di filosofia. Ho pensato che ogni evento può svilupparsi in varie
direzioni e noi abbiamo le briglie, ma non conosciamo la strada.
Di
tanto in tanto riprendo in mano la Storia della letteratura
italiana di Mario Sansone, risento la voce modulata della
Laura giovane fino a quando inciampò sull'aggettivo 'inobliabile'.
Franco Ruinetti
lunedì 4 maggio 2020
sabato 2 maggio 2020
giovedì 30 aprile 2020
Un nuovo video promozionale per il Piccolomuseo di Fighille
Abbiamo il piacere di comunicare che è in avanzata fase di produzione un video promozionale sul Piccolomuseo di Fighille realizzato a cura dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Citerna. Riprese e montaggio di Ivano Boncompagni.
mercoledì 29 aprile 2020
martedì 28 aprile 2020
Le monete avanzate al fascismo (by Franco Ruinetti)
LE MONETE AVANZATE AL
FASCISMO
Dai 9 ai 13-14 anni di età ho vissuto un
periodo intenso di relazioni e la giostra dei giorni era bella. Quella è stata
la stagione che ricordo con la luce dell'azzurro infinito, il resto è penombra
con gorghi profondi e qualche bagliore. La vita era tutta vacanza, lo era anche
la scuola. E questo l'ho pensato dopo, allora non potevo saperlo. La maestra mi
dava 'bene' e 'bravo' nei diari e nei temi mentre per risolvere problemi mi
aiutava, ma col sorriso e con una carezza sulla testa.
Mi piaceva giocare a pallino e boccino con
le palline di coccio o vetro colorato. Non avevo soldi per comprarle, ma,
gareggiando con i compagni, le vincevo spesso perché ero diventato bravo
allenandomi sul pavimento liscio del corridoio di casa. Mia madre non capiva,
era preoccupata. Mi diceva di smettere minacciando di mandarmi in seminario.
Ma il vero grande interesse per lungo
tempo, del quale m'è rimasta traccia, sono state le monete metalliche avanzate
al fascismo. Ce n'erano tante e per noi ragazzi valevano ancora, continuavano
ad avere corso legale. Le scambiavo con Ciclone, Topolino, Madrake, di cui mi
piaceva di più l'assistente Lothar, il forzuto con i pantaloni e il fez rossi e
con quella mezza canottiera fatta con una pelle di leopardo. Con quella valuta
che non valeva più, ci si giocava e gareggiava a battimuro. Si scagliava il
soldo da una certa distanza e vinceva quello che andava più vicino al muro. Io
partecipavo sempre con lo stesso pezzo da due lire che, credevo, mi obbedisse di
più. Tenevo da conto quella moneta spesso vincente, l'avevo sempre con me, in
tasca. Una mattina la maestra me la vide riprodotta sul quaderno. Il soldo
m'era riuscito perfettamente definito. Avevo in parte coperto la pelata del re
con uno zuccotto corredato del pon-pon. L'insegnante vide e si meravigliò per
quell'esito che attribuì al mio talento artistico.
"Sei proprio bravo, hai il dono del
disegno!"
Allora in quattro e quattr'otto le
dimostrai come era facile fare l'artista. Misi il mio soldo da competizione
sotto un foglio del quaderno, vi feci scorrere sopra il lapis e s'affacciò nel
nulla della pagina, in bianco e nero, Vittorio Emanuele III con i suoi
baffetti.
Quasi in fondo alla mia strada, in
prossimità di un incrocio, proprio sotto un arco contrafforte, c'era la bottega
del Nènno, un omone che vendeva bracia, carbone e rattoppava, specialmente con
monete e medaglie di rame, che teneva in una scatola di legno, paioli, pentole,
padelle. Il locale era alto, stretto, buio anche a mezzogiorno. Parlo di lui
perché ogni tanto gli facevo volentieri visita. Mi figuravo di vedere il dio
Vulcano che forgia le folgori per Giove. Io gli detti diversi pezzi da 10
centesimi in cambio di caramelle, delle quali era ghiotto e ne aveva sempre
nella tasca sulla pettorina del grembiule. Una volta che doveva mettere la
toppa ad un calderone bucato, mentre lo guardava studiandolo, mi chiese di
prendere nella scatola un medaglione di rame e portarglielo. Era bello,
pesante, rappresentava la testa del duce insaccata nell'elmo, che era
circondato dalle parole 'CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE'. Il Nènno lavorò alla
forgia, all'incudine e, ad opera compiuta, disse:
"Pover'uomo, è finito nel culo del
paiolo!"
Quando camminavo, nelle mie tasche,
suonavano le monete decadute. Avevano il fascino mesto dei nobili, anche loro,
fuori corso. Ne vinsi parecchie e, all'ultimo, le riposi tutte dentro un
cassetto di un vecchio comodino. Le lasciai chiuse lì col tintinnio delle
battute sui pavimenti, che variava da metallo a metallo.
Poi, anni dopo, anzi decenni, ho incontrato
tante valute del fascismo esposte nei mercatini dell'usato. Allora sono salito
in soffitta, ma non ho ritrovato il cassetto e neanche il comodino. Peccato! Ho
provato l'impressione di aver perduto l'età serena nella polvere del tempo.
Però, almeno una volta, per caso e quasi di
sfuggita, ho rivissuto una scintilla di felicità.
Ero in Spagna perché avevo, con altri
colleghi, portato una quarantina di studenti a visitare un grande museo.
L'accordo era che alle 17 in punto ci dovevamo ritrovare tutti, per il rientro,
nella piazza antistante l'edificio. Ma le raccomandazioni e la puntualità
passarono in cavalleria. Allora, per ingannare l'impazienza dell'attesa mi
saltò in mente di giocare a battimuro, con le monete da 100 lire che mi
pesavano nel borsello, con i pochi alunni disciplinati rispettosi dell'orario
stabilito. In men che non si dica il numero dei partecipanti aumentò. Si
fermarono a gareggiare alcune persone di varie lingue e con differenti valute.
Circa nello spazio di tre quarti d'ora il mio porta monete dimagrì. Ma fui
contento per la magia che aveva annullato il tempo. Ero tornato ragazzo.
Franco Ruinetti
lunedì 27 aprile 2020
sabato 25 aprile 2020
venerdì 24 aprile 2020
giovedì 23 aprile 2020
mercoledì 22 aprile 2020
Iscriviti a:
Post (Atom)










